giovedì 20 settembre 2012

LA WEB SERIE CHE HA CONQUISTATO GLI STATES

Come si fa a ottenere un successo internazionale con una produzione “zero budget”? Lo abbiamo chiesto a Ivan Silvestrini, il creatore di Stuck.
Girata in inglese (con sottotitoli in italiano su richiesta) e distribuita su You Tube, Stuck - The Chronicles of David Rea è la serie web del momento. Una scrittura acida e tagliente, la complicità di attori affiatati, una reflex digitale da 800 euro che li filma. E il gioco è fatto: in breve tempo dalle 40.000 alle 165.000 persone scaricano gli episodi, con i tre quarti dei followers americani.
Stuck è la storia di un carismatico “emozional trainer”, David Rea, che sblocca i suoi pazienti con originali terapie d’urto, ma anche manipolandoli in modo cinico e spietato.
Ivan Silvestrini, sceneggiatore e regista dei 10 irriverenti episodi che spopolano sul web (qui disponibili)   risponde a tutte le nostre domande.
 
1. Partiamo dal titolo. Stuck in inglese significa bloccato, inceppato. Da cosa? Quali sono i problemi che si trovano ad affrontare i personaggi della tua web serie?

 Sono molteplici, ognuno ne ha uno suo, in particolare il protagonista David Rea è incapace di accettare il cambiamento nella vita e nonostante venga accusato di avere almeno 40 anni non si sente pronto a vivere la propria maturità.
 
2. Quale è il segreto del fascino di David Rea, interpretato da Riccardo Sardonè? Secondo te perché ha avuto un così grande successo nel mondo del web?

Il fascino di David Rea è probabilmente dovuto al fatto che lui si permette di dire e fare cose che un po' tutti gli uomini vorrebbero dire e fare. E se esercita fascino sulle donne è perché è il re degli stronzi, e questo, mi duole ammetterlo, continua a fare presa sulle donne del ventunesimo secolo.

 
3. Come hai fatto a produrre gli episodi? Quanto sono costati e, più concretamente, con che mezzi tecnici li hai girati?

Abbiamo formato una squadra, la natura frammentaria della serialità ci ha permesso di girare nei weekend e quindi non continuativamente. Molte persone hanno contribuito alla causa quando avevano tempo, anche se grazie ad uno splendido catering a cura di mia suocera alla fine venivano sempre. Siamo diventati un po' una famiglia, volevamo finire la prima stagione, ci sono voluti 9 mesi. Gli episodi sono costati pochissimo (parlando di spese vive, di budget sotto la linea), la mia sfida nello scrivere la serie era fare in modo che non si sentisse mai il "vorrei ma non posso" pur non avendo davvero mezzi o grandi budget.
Per girarla ho comprato il corpo macchina di una Canon 60d e ci ho attaccato con un anello adattatore un obiettivo Nikon anni 70 di mio padre, a questo si deve probabilmente il grosso dell'estetica di Stuck. quando poi sono arrivati i miei prodi registi di seconda unità Paola Rotasso, Nicola Zasa e Giancarlo Spinelli ognuno ha portato la sua camera, loro usavano delle 5d o 550d. usavamo degli spallacci e un set di luci di ikea modificate.

4. In Stuck c’è un umorismo di stampo più inglese che italiano ed una vena dissacrante e surreale che mi ricorda i Monty Phython ma anche Oltre il giardino di Ashby. Quali sono i film o le serie tv che più ti hanno influenzato? Hai dei modelli?

La scelta dell'inglese è stata fatta proprio per poter sfruttare lo humour anglosassone, che personalmente prediligo. Credo che Stuck abbia come modelli il cinismo di Doctor House, la dialettica di In Treatment e il dionisiaco entropico di Californication. Ma il principale modello è il mio lato oscuro con cui combatto ogni giorno per essere un uomo migliore.
 
5. Mi è capitato spesso di sentire giudizi sprezzanti su internet da produttori e attori importanti. Perché secondo te c’è questo preconcetto verso il mondo del web, sottovalutato o ignorato, mentre in altri paesi è ormai una realtà consolidata dell’audiovisivo?

Il web è la rivoluzione. Chi possiede un castello ci si barrica dentro fin che può e si convince che le mura non crolleranno mai.
6. Cosa ne pensi del panorama televisivo italiano? Credi che il pubblico sia pronto a seguire fiction comiche politicamente scorrette?

Non lo so, me lo auguro. Penso che la tv italiana produca cose adatte al suo pubblico, un pubblico sempre più anziano che non reggerebbe facilmente prodotti come Stuck, non è una critica, è una constatazione. Certo mi piacerebbe pensare a un po' più di lungimiranza, anche perché prima o poi internet e la tv saranno una cosa sola. Accadrà presto.
 
7. Il tuo ultimo lavoro, Come non detto, nelle sale cinematografiche, non è solo un film sull’outing. Il protagonista ha paura di dire chi ama, così come ogni altro personaggio della storia deve emanciparsi dai pregiudizi sociali. In questo senso non riflette un tema “stuckiano”? Il tema del film non è, al pari della web serie, la ricerca di se stessi e la fuga dalle pastoie della collettività?

 Lo è, e Mattia il protagonista è effettivamente bloccato nel suo non rivelarsi. Questo è piuttosto casuale perché il soggetto del film non è mio, ma di certo mi ha aiutato. Le differenze sono molte, sono registri diversi. Come Non Detto è un film profondamente ottimista.
8. Ci saranno i fondi per una seconda serie? Non hai paura di deludere il pubblico che ha adorato la prima stagione di Stuck?

Se il pubblico continuerà a crescere, e noi avremo i numeri dalla nostra, sarà possibile trovare sponsor che ci permetteranno di fare la seconda stagione.
Se non ne troveremo, e il pubblico ci amerà così tanto come dici, potremo provare con il crowdsourcing. Il mondo sta cambiando, in qualche modo faremo.
9. Cosa ti senti di dire agli aspiranti registi e sceneggiatori? E’ utile frequentare una scuola che ti formi tecnicamente? Quali sono i primi passi da compiere per chi vuole intraprendere questo mestiere?

Quando io ho cominciato a fare video una scuola come il Centro Sperimentale era imprescindibile se non eri ricco e volevi fare prodotti di qualità. Ma ora a un ragazzo che non venisse selezionato io direi di non demoralizzarsi, di studiare tanto, di comprarsi una fotocamera che fa video e sperimentare, si impara sbagliando, io ho fatto 10 corti e 10 episodi di una web series prima di poter fare un film. FARE è la chiave.
Per citarmi aggiungo:
Non mettetevi maschere quando scrivete, tenete aperte le vostre ferite, ridetene se volete, fatevi a pezzi e dateli in pasto al prossimo.
Non abbiate paura, non scrivete cose che non potete realizzare da soli o con i vostri migliori amici, Non abbiate paura di proporre un progetto a un attore che amate. Prendetevi tutto, che la vita è una sola probabilmente, e se non lo è la possibilità di reincarnarsi in un’epoca in cui si faranno ancora web series è davvero remota.Ivan Silvestrini