lunedì 3 marzo 2014

Il mondo delle web-series fa rete. Il primo meeting per web-makers e gli obiettivi del collettivo.

Da qualche mese è nato WAU, primo collettivo per autori di web-series. 
A Roma il 7 marzo 2014 gli artisti del web si riuniranno alla Sapienza per parlare dei nuovi scenari digitali e delle narrazioni on line. Non perdetevi il meeting!

Abbiamo incontrato Michele Pinto, uno dei fondatori di WAU, e gli abbiamo rivolto alcune domande sulla importante manifestazione, sulle esigenze concrete di un web-maker e sulle nuove tendenze dell'audiovisivo. 
Cos’è il collettivo W.A.U. - Web Artists United e che finalità ha?
Il collettivo Wau è un’idea, nasce dalla volontà di fare rete tra una moltitudine incredibile di artisti del web, che in un certo momento storico in Italia hanno deciso di far sentire la propria voce, unendosi, rinunciando ad inutili egoismi per un bene comune che è quello della tutela dei valori fondamentali del web che sono la condivisione trasparente e democratica,  e la continua ricerca di un dialogo con le istituzioni e col mondo dell’entertainment a 360 gradi.
Il prossimo 7 marzo presso il Centro Congressi del Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale dell’Università La Sapienza di Roma si terrà il primo meeting nazionale rivolto a web-makers e artisti del web, promosso dal collettivo WAU. Come si svolgerà la manifestazione, che programma ha e quali partecipazioni prevede nel corso della giornata?
Dicevo che Wau è semplicemente un’ idea. L’idea che l’unione fa la forza e che il bene comune dovrebbe sempre essere anteposto ai particolarismi. Ebbene il processo attraverso cui noi vorremmo portare avanti questa filosofia si attua attraverso diverse fasi. La prima di queste ha visto me e Gianluca Giardi (regista della webserie Mafia University) in primis, confrontarci con altri colleghi conosciuti nei festival (Andrea Galatà di Ushers, Leonardo Settimelli de Il Progettino e Giuseppe Capudi di Shadows) e convergere sull’esigenza della creazione di un organismo come Wau che coadiuvasse le idee e i bisogni di tanti altri che poi si sono aggiunti. Quella del meeting è la fase successiva, in uno spazio fisico abbastanza grande e soprattutto istituzionale come l’Università La Sapienza di Roma nel quale discutere principalmente attraverso due momenti. Il primo sarà una tavola rotonda in cui conferiranno personaggi del calibro di Maurizio Gianotti, Annalisa Vacca, il regista Roberto Faenza ed esperti di quelli che sono tutti gli aspetti legali alla tutela e alla promozione  delle opere audiovisive su web. Il secondo invece è una sorta di Call for Papers in cui gli stessi membri di Wau e non solo presenteranno le personali case history, richiamando l’attenzione dei colleghi su particolari necessità riguardanti il crowfounding o il monitoraggio dei festival ecc.
Quest’ultima parte sarà particolarmente importante poiché detterà le prossime mosse di Wau e tutta la politica da adottare per il futuro attraverso successivi step.

Nel manifesto del collettivo si legge: “il mondo delle web-serie vive una situazione allo sbaraglio: alle loro spalle non vi sono grosse produzioni e non vengono pertanto adeguatamente tutelate a tutti i livelli”. Come pensate di ribaltare questa prospettiva?
Molto in realtà si può fare e già si sta facendo in Italia. Aldilà di Wau basti pensare ai sempre più numerosi bandi dedicati al finanziamento di future webserie. Ma gli stessi webautori pur autoproducendosi potrebbero iniziare a lavorare sempre più in equipe tra loro, abbattendo costi comuni e condividendo attrezzature, e così potrebbero iniziare a generare lavori di qualità sempre più eccelsa. 

Come si può fare entrare capitali freschi nel digitale e provvedere ai giusti canali di promozione?
Sono convinto che con la perdita sempre più accentuata di fette importanti di raccolta pubblicitaria in Tv in favore di quella su web anche le webfiction ne beneficeranno. Questo sarà garantito da un progressivo ricambio generazionale dei fruitori di prodotti filmici i quali migreranno sempre più dai vecchi media verso la Rete.

Quali sono le altre esigenze pratiche di chi realizza web-series?
Beh cercare sempre alternative creative, originali ed economiche al tempo stesso rispetto a quelle che il vil denaro può facilmente soddisfare. Talvolta ci sono però limiti anche burocratici invalicabili (o quasi) tipo i permessi di occupazione del suolo pubblico o di tasse da pagare per effettuare riprese in determinati centri storici ecc. Tutto questo andrebbe rivisto, in virtù di una coscienza nuova che porti a comprendere che i video sono soprattutto forme di sponsorizzazione (troppo spesso gratuita) del turismo e della cultura in generale.

Avete mai formulato una sorta di carta d’identità delle serie on line?
Sinceramente non ci abbiamo ancora pensato e non è uno dei nostri obiettivi primari, anzi per questo ci sono i nostri amici di EMERGINGSERIES.NET che stanno provvedendo a compilare una sorta di IMDB delle webserie a livello mondiale!

Come viene fissato lo statuto di un prodotto seriale che circola sul web? Negli ultimi mesi si sono moltiplicati festival, rassegne e manifestazioni dedicate alle web-series. Non credi che i criteri di valutazione delle opere siano antiquati?
Certo! E questo è uno degli obiettivi principali di Wau. Serve molta più trasparenza nelle kermesse; sia per quanto riguarda i criteri di selezione, che di votazione online (laddove prevista) e ancor di più ne servirebbe sulle motivazioni che porterebbero un prodotto ad essere premiato in una manifestazione. Wau vuol farsi garante nei Festival e su questo stiamo lavorando già parecchio anche in collaborazione con alcuni di questi ma non voglio ancora anticiparvi troppo.

Le giurie e i parametri di selezione non sono lontani da una estetica per molti versi ancora tutta da decriptare?
La cosa che non mi stancherò mai di dire a tutti è la seguente: le webserie sono creature troppo delicate e complesse per essere giudicate da un solo episodio o peggio dal solo trailer. Andrebbero giudicati tutti gli episodi di un prodotto del genere per poter dare un giudizio complessivo. I pilot molto spesso sono specchietti per le allodole annunciando una qualità tecnica ed artistica che in realtà scende vertiginosamente dall’episodio successivo, oppure, pur mantenendo uno standard alto per tutta una stagione, purtroppo frenano la curiosità di potenziali spettatori sin dalla loro prima puntata, proprio perché dovendo questa introdurre un neonato universo narrativo si rivela  troppo lenta e priva di ritmo.

Mentre al cinema impazza una commedia sulla disoccupazione giovanile, una campagna di sensibilizzazione “Giovane Sì, Coglione No” ha avuto su YouTube una diffusione enorme. Che spunti di riflessione pone questo ridere del dramma del precariato?
Preferisco non rispondere. Io dietro un messaggio del genere ci vedo solo ricerca della viralità e marketing.

Rai e Mediaset sono i soggetti forti che potrebbero finanziare web-series e investire sul mercato digitale. Il vostro collettivo ha provato ad avvicinare i dirigenti delle due aziende? Sono previsti incontri o tavole rotonde con il gruppo di viale Mazzini e del Biscione?
Non ancora. Presto ci muoveremo. Il meeting del 7 marzo come già detto servirà anche a dettare la politica delle nostre future mosse anche in tal senso.

Dopo il meeting-evento, quali saranno le altre tappe di WAU? Ci sono progetti ambiziosi per il futuro digitale italiano?
Le novità post-meeting riguarderanno soprattutto la realtà dei festival in Italia e la promozione online del nuovo sito wau dedicato agli operatori del settore.  Per restare in tema di sceneggiature…non posso “spoilerare” di più.


Per altre info sul progetto del collettivo: www.wauitalia.it
Purtroppo le magliette sono andate a ruba...