
Ecco sei libri
che s’impongono per la forza delle immagini e l’impatto emotivo. Sei libri
che meriterebbero un adattamento per il grande schermo.
Storie da opzionare
di corsa, storie già belle e pronte per il mercato audiovisivo.
Storie reali, con un carico di dirompente
verità, oppure thriller dalla presa adrenalinica e la narrazione tesissima. Romanzi
e saggi internazionali che qualsiasi produttore sano di mente correrebbe ad acquistare per trasformare in grande cinema.
1.
L’animale più feroce di tutti. Il killer dello Zodiaco era
mio padre
Autore: Stewart Gary
L.; Mustafa Susan
Prezzo di copertina: €
22,00
Editore: Mondadori (collana Ingrandimenti)
Il caso di cronaca più noto al mondo, quello del “Killer
dello Zodiaco”, l’imprendibile e misterioso killer che ha ucciso cinque persone negli USA tra il 1968 e il ‘69, viene raccontato da un punto di vista inedito. Tutti ricorderanno l’agghiacciante film Zodiac, con Jake
Gyllenhaal che indaga su John Carroll Lynch, ma questo libro è molto più duro e vi farà sembrare il film diretto da David Fincher una carezza.
L’animale più feroce di tutti
è un poliziesco dell’anima umana più che un thriller in senso stretto.
Diario
cronachistico di un figlio adottivo che va alla ricerca delle proprie origini, il
libro è un viaggio nel passato oscuro di Gary Stewart, quel passato che gli
impedisce di prendere sonno, e parallelamente ripercorre a ritroso l’infanzia
di una nazione violenta, fanatica e razzista.
Il doppio binario in cui si
svolge la narrazione è da un lato la vicenda dell’autore, Gary Loyd Stewart, un
ingegnere della Louisiana adottato nel 1963 che incontra nel 2002 la sua madre
naturale, e dall’altro la biografia di Earl Van Best Jr, l’uomo che lo ha
generato. Da una parte Gary riabbraccia la madre Judy Chandler e la perdona per
averlo abbandonato, recupera quel rapporto interrotto, pretende di sapere
l’identità del padre biologico e compie disperate ricerche sull’uomo.
Intervista amici e conoscenti, consulta rapporti di polizia, articoli di
giornale e vecchie lettere di famiglia. Forte delle proprie scoperte, Gary si
rivolge alle autorità per confrontare il suo DNA con quello dello Zodiaco; ma a
quanto pare, in questa vicenda, sono troppe le persone che hanno qualcosa da
nascondere.
Dall’altra parte il ritratto che emerge da quel lavoro di scavo restituisce la storia di un padre dalle pulsioni autodistruttive e dal
cuore nero. Sì, perché Earl Van Best Jr, o più semplicemente Van, classe ‘34, è
prima di tutto un ragazzino introverso e dall’intelligenza tagliente, con un’educazione
cattolica, appassionato di libri e di cultura, e poi maniaco delle armi e
strenuo cultore dell’arte dell’omicidio. Nel lungo flashback delineato dalle
pagine de L’animale più feroce di tutti,
la ricostruzione del figlio dipinge un padre che nella San Francisco degli
hippy e della contestazione affina una personalità contorta e complessa, per
certi versi affascinante. Van si specializza in compravendita di libri e
documenti antichi, nello studio dell’occultismo e delle scienze forensi. Dopo
aver abbandonato il figlio nel sottoscala di un palazzo, Van diventa Zodiac,
l’implacabile assassino che lancia la sua sfida alla polizia americana. I crittogrammi
e i rebus che il padre di Gary indirizza ai giornali non saranno mai decriptati
e non riusciranno a fare luce sull’identità del suo autore, né sui misteri di
un’anima insondabile e oscura.
2
Wolf
Autore: Tidhar Lavie
Prezzo di copertina: €
20,00
Editore: Frassinelli
Bisogna avere due palle grandi, anzi grandissime, per fare di
un lupo nazista il protagonista di un romanzo. Senza compiacimento, senza vendere
buoni sentimenti. Qui siamo nella grande epica, perfusa di noir, con una
cornice ucronica da vero sballo. Siamo anche dentro una narrativa non
consolatoria, l’abbiamo detto.
The Guardian ha scritto di questo romanzo: «Un
libro sull’Olocausto come nessun altro, tanto brillante quanto sconvolgente.»
L’autore israeliano Lavie Tidhar ha scelto di narrare una
detective story tornando indietro nel tempo fino alla Londra del 1939, e questo
chiaramente presuppone una ricostruzione impegnativa per una produzione
cinematografica. Ma le premesse ci sono tutte perché Wolf diventi, magari nelle mani di Spielberg, una rappresentazione
ucronica da togliere il fiato, un avvincente spaccato del “come sarebbe potuta
andare la Storia senza il Fuhrer”.
Londra, Hitler non ha fatto breccia nei tedeschi e non c’è
stata la seconda guerra mondiale. Herr Wolf è un investigatore privato, tedesco.
Viene assoldato per ritrovare una ragazza scomparsa. La ragazza è ebrea. Wolf
accetta il caso perché ha un disperato bisogno di soldi, ma Wolf odia gli
ebrei. È colpa degli ebrei, infatti, se nel 1933 ha dovuto lasciare la
Germania; è colpa degli ebrei se i comunisti hanno preso il potere a Berlino e
da qui in quasi tutta l’Europa; è colpa degli ebrei se il partito nazista, che
avrebbe portato ordine e disciplina, è stato sconfitto e distrutto; è colpa
degli ebrei se Wolf e molti dei suoi vecchi camerati sono finiti così, dispersi
e braccati. L’indagine porterà Wolf a ripercorrere il suo passato e precipitare
nelle sue nevrosi. Niente però è come sembra, in un gioco di continui
spiazzamenti.
Il protagonista è ricco di nevrosi, non certo simpatico,
pieno di idee scomode e con un passato problematico. Un tempo riponeva grandi
speranze nel partito nazista e oggi sogna una Europa ordinata e disciplinata.
La sua ricerca della ragazza scomparsa gli scombussolerà la vita.
3.
La cena delle spie
Autore: Steinhauer Olen
Prezzo di copertina: €
17,50
Editore: Piemme
Tutta la storia di
Steinhauer si sviluppa in un ristorante dove i due protagonisti, ex spie ed ex
amanti, si incontrano per una cena chiarificatrice su fatti acceduti diversi
anni prima. Qui inizia un gioco del gatto col topo ove la parte del gatto si
alterna tra le due figure principali, fino al colpo di scena finale devastante.
E’ una specie di Carnage mescolato a 007. Potrebbe essere un dramma
teatrale come un film di spionaggio low budget e soprattutto one location.

Un passato in cui anche
lei, come Henry, era un'agente della CIA. E in cui un terribile atto
terroristico all'aeroporto di Vienna, che la CIA non seppe né arginare né
sventare, mise fine alle loro carriere. Al loro amore turbolento. Alla fiducia
che nutrivano l'uno per l'altra.
Un solo appuntamento a
cena: il primo dopo molti anni, e quasi sicuramente l'ultimo. Anche Henry sa, o
crede di sapere, cosa lo aspetta. Per lui questa è la cena della resa dei
conti. La cena in cui - con ogni mezzo, lecito e illecito - estorcerà a Celia
una confessione su cosa successe davvero a Vienna, e in cui saprà anche perché,
subito dopo, Celia lo lasciò per sempre, sgretolandogli il cuore. Ma Celia ha
tutt'altri programmi per la serata - e per Henry. Perché nulla è come sembra
durante questa lunga, burrascosa, sorprendente cena di ex amanti, ex colleghi,
ex spie. Nulla se non una cosa: ogni parola detta è una bugia.
Libro splendido, che
ha un avvio un po’ lento ma, quando manda la macchina narrativa a pieno regime,
ti irretisce in un sottile e ambiguo gioco psicologico tra due personaggi che
non sai mai se siano buoni o cattivi. Fino al colpo di scena delle ultime
pagine, che ti lascia di stucco.
4.
L’addio
Autore: Moresco Antonio
Prezzo di copertina: € 15,00
Editore: Giunti Editore
(collana Scrittori Giunti)
Se fosse un film, L’addio di Moresco sarebbe un’opera
visionaria di Jodorowski, una prova virtuosistica del Martin Scorsese di Shutter Island, o del Garrone di Reality. Il nuovo romanzo di Antonio
Moresco si colloca nel genere poliziesco, per
aprirlo a nuovi orizzonti e condurlo in territori inesplorati. Non è cazzeggio
letterario, in puro stile Strega, che infatti Moresco non ha vinto, ma è
un’epopea rabbrividente che ci fa riflettere sulla presenza del male e del
dolore nel mondo e sulla possibilità di salvezza dell’uomo.
«Mi chiamo D’Arco e
sono uno sbirro morto.» Comincia così questo travolgente noir, metafisico e
d’azione. Il protagonista è un uomo pieno di dolore, delicatezza e furore,
chiamato a compiere una missione impossibile.
La città dei vivi e quella
dei morti sono vicine, comunicanti, e si assomigliano molto. La polizia dei
vivi e la polizia dei morti sono in contatto e collaborano, quando devono
risolvere i casi più difficili. Dispongono di cellulari tarati per la
comunicazione tra vivi e morti, e di e-mail criptate. Ma c’è un’altra cosa, che
però nessuno sa dire: quale dei due mondi venga prima. Ora D’Arco deve tornare
nel mondo dei vivi, nel quale fu ucciso, per fermare un massacro di vittime
innocenti. Ma, se la morte venisse davvero prima della vita e il male prima del
bene, come si potrà invertire la spirale? D’Arco ci proverà perché è uno che
non si arrende, perché ha una formidabile guida e un alleato: un bambino dal
cranio rasato, gli occhi spalancati e i denti serrati, una creatura senza più
voce e con il collo percorso da una cicatrice prodotta da una collana di filo
spinato, ma con la volontà attraversata dalla stessa indomabile sete di
giustizia.
Una coppia di eroi
fragili e indistruttibili, individui solitari e disillusi ma disposti a mettere
in gioco tutto per difendere chi sia stato umiliato e offeso: un uomo che si è
gettato alle spalle le speranze e un bambino muto ma capace di guardare e
vedere nel futuro e nell’abisso, come quei fanciulli straordinari cari
all’apologetica di alcune fedi religiose.
Sullo sfondo di una indagine
atipica, l’autore de L’addio non
rinuncia a raccontare una cocente storia d’amore ed a condire la sua narrazione
con interrogativi vertiginosi ed estremi.
Romanzo da opzionare solo se si hanno
gli attributi.
5.
The hot zone. Area di
contagio.
Autore; Preston Richard
Editore: Rizzoli
(collana Rizzoli best)
Prezzo di copertina € 18,00
Non me ne vogliano
Gino Strada e Roberto Satolli, che hanno scritto Zona rossa per Feltrinelli, sull’esperienza del centro Emergency in
Sierra Leone, ma i due non sono neppure degni di allacciare le scarpe
all’immenso Richard Preston, che ha sfornato con Area di contagio una docu-fiction sinistra che ha i toni di Le
Carrè e rivela un inquietante episodio della diffusione del virus Ebola.
Episodio prontamente negato e nascosto dalle Autorità americane.
Siamo nel cuore degli
USA, nella provincia di Washington, nel 1989, e alla partenza della storia di
Preston scatta il classico time-lock.
Un meccanismo tipo “dobbiamo sventare una
minaccia altrimenti il mondo è perduto”.
Non c’è una bomba che sta per
esplodere, ma a fare tic-tac sono i germi di una malattia. Andiamo con ordine.
Una variante del terribile virus Ebola viene introdotta in America da alcune
scimmie delle Filippine, che si sono ammalate nelle foreste tropicali. Il virus
sfugge da un laboratorio e minaccia di contagiare una piccola cittadina a pochi
chilometri da Washington. Attacca le scimmie, ma anche l'uomo, e gli effetti sono
rapidissimi. Così, senza che l'opinione pubblica ne sia informata, per qualche
giorno alcuni uomini del settore sanitario combattono una vera e propria
battaglia contro un nemico invisibile a occhio nudo, capace di penetrare
nell'organismo umano attraverso il respiro, di moltiplicarsi rapidamente, di
scomparire per anni per poi riapparire più micidiale che mai. Una battaglia
vinta forse solo per caso, quando la varietà penetrata negli Stati Uniti non si
è rivelata più letale per l'uomo. Ebola è rientrato nella foresta. Tornerà? Area di contagio racconta la difficoltà
di riconoscere i sintomi dell’Ebola, l'inefficacia delle terapie, la facilità
con cui il virus si propaga e uccide, la corsa contro il tempo per isolare gli
infetti, l’arresto del contagio.
La seconda parte del libro, invece, è inadatta
ad un adattamento cinematografico, perché più saggistica e riflessiva, ma porta
il lettore a considerazioni amare e apocalittiche. Secondo Preston la natura
sta reagendo alla sovrappopolazione, all'inquinamento, alla distruzione
sistematica dei suoi habitat. I virus caldi sono una risposta della Terra
all'attacco biologico portato quotidianamente dall'uomo, che determina degli
"squilibri" che devono essere compensati. La foresta africana, una
delle zone biologicamente più colpite dall'azione scellerata dell'uomo, ha
creato da sola un micidiale agente esterno, per appianare le differenze, col
compito di compensare l'aggressione del suo ecosistema,
provocando ben 11 mila morti in pochi mesi.
6.
La donna della cabina
numero 10
Autore: Ware Ruth
Prezzo di copertina € 16,90
Editore: Corbaccio
(collana Top Thriller)

Basterebbe solo
questo straordinario potere di tenere inchiodato il lettore al racconto per
farne un’opera squisitamente cinematografica. Come se non bastasse, ci sono una
protagonista affetta da crisi di panico che finisce in una spirale di eventi
deflagranti, una location assai suggestiva come quella della nave da crociera
ed una premessa narrativa fortissima.
L'espediente del gruppo di persone
confinate in un luogo circoscritto dove avviene un omicidio, il cosiddetto 'delitto della
camera chiusa', è un classico della letteratura gialla, ma La donna della cabina numero 10 ha un tasso di coinvolgimento
maggiore dei romanzi di Agatha Christie e svecchia il modello originale.
Tutto
comincia con l’imbarco su una nave di lusso, l’Aurora Borealis, in compagnia di
pochi e selezionatissimi ospiti. Un’ottima opportunità professionale per la
giornalista Lo Blackwood, incaricata di sostituire il suo capo e ben felice di
trovare sollievo dallo choc provocato da un tentativo di furto subito nella sua
casa di Londra. Ma la crociera si trasforma ben presto in un incubo atroce…
Durante la prima notte di viaggio, Lo assiste a quello che ha tutta l’aria di
essere un omicidio, proprio nella cabina accanto alla sua, la numero 10. Non
solo nessuno le crede, ma la ragazza che dice di aver incontrato nella stessa
cabina sembra non essere mai esistita: non è a bordo, nessuno la conosce, e le
tracce lasciate dalla sua misteriosa presenza svaniscono una dopo l’altra.
Bloccata sulla nave e sempre più isolata nella sua ricerca, Lo cade in preda al
terrore. Sta forse impazzendo? Oppure è intrappolata in mezzo all’oceano, unica
testimone di un delitto e in balia di uno spietato assassino?
La storia, davvero
inquietante e claustrofobica, è raccontata in prima persona dal punto di vista
della giornalista che vuole fermare l’assassino ma nessuno le crede. L’unico
elemento stonato, che un adattamento cinematografico potrà facilmente
correggere, è la mancanza di un confronto finale tra la protagonista e il suo
avversario. Una pecca che perdoniamo volentieri ad una maestra del brivido.
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