giovedì 9 marzo 2017

LA SPINA NEL CRANIO ci svela il segreto della felicità. Intervista all'autore

Come si fa a essere felici? Qual è il nostro valore profondo? Cosa vogliamo realmente? Prova a spiegarlo il romanzo “La spina nel cranio”, che sta scalando le classifiche Amazon. E’ la storia di un eccentrico barbone che cambierà le vite di una donna in carriera, di un disoccupato e di chiunque incontrerà sulla sua strada. Lo ha scritto Janfigores, pseudonimo di Paolo Gambi, scrittore vulcanico, con alle spalle una ventina di libri pubblicati per la grande editoria, studioso di religione e spiritualità, penna del giornalismo britannico e mental coach. 


Mentre in Spagna il saggio auto-pubblicato di Rut Nieves “Cre en ti” vende su Amazon 40000 copie, anche “La spina nel cranio” punta sulle vendite on line senza usare i classici canali di distribuzione. Abbiamo rivolto qualche domanda allo scrittore Paolo Gambi. 

Hai alle spalle una ventina di saggi. “La spina nel cranio” è il tuo primo romanzo. Hai trovato difficoltà a passare dalla scrittura dei concetti nella saggistica alla narrazione ed alla costruzione di una trama? 
Mi scuso con te e con i lettori, ma faccio una gran fatica a vedere i paletti che dividono mondi attigui. Narrativa, saggistica... per me sono solo strumenti diversi per raggiungere lo stesso obiettivo. Mi rendo conto che sono due mondi comunicativi completamente diversi, ma tutto sommato per quel che mi riguarda sono solo forme espressive diversificate per raccontare la stessa cosa. È vero che la saggistica descrive concetti, ma per farlo finisce per usare anche la narrazione; e viceversa la narrativa racconta storie, ma per farlo deve accedere al mondo delle idee e dei concetti. Nel mio percorso personale tendo piuttosto a vederla così: scrivo saggistica quando voglio usare un buon prodotto di artigianato per veicolare un contenuto. Scrivo invece narrativa quando voglio inseguire l'ambizione di gettarmi fra le braccia dell'arte.

Perché oggi secondo te c’è tanto interesse per i temi della comunicazione efficace e della crescita personale?
Credo principalmente per due ordini di motivi. Il primo è legato al fatto che viviamo in un'era in cui, molto più di prima, sembra esistere solo ciò che è comunicato. Stiamo trasferendo la stessa essenza dell'esistere in una dimensione “mediata”: esisti se sei presente su uno strumento di comunicazione, che prima poteva essere la televisione, oggi sono i social domani chissà. Quindi molte persone vogliono capire in modo più approfondito come migliorare la propria comunicazione. Il secondo motivo è che le strutture e le agenzie formative tradizionali non riescono ad inseguire la velocità con cui questi processi ci proiettano verso il futuro. Se nel passato le persone apprendevano all'interno delle mura della famiglia, della scuola, della parrocchia, del circolo culturale, oggi queste strutture, che spesso hanno ancora gli schemi mentali “analogici”, non riescono a dare le risposte che le persone cercano. Quantomeno non alla velocità che oggi è richiesta. E quindi le persone cercano altre vie di apprendimento. Lo vedo dalla richiesta di corsi e di strumenti che costantemente ricevo. Ne approfitto per invitare a visitare il mio sito www.paologambi.com chi fosse interessato ad approfondire.

Chi è il protagonista de “La spina nel cranio”?
Il cambiamento. Quello che tutti vorremmo governare ma da cui invece siamo spesso governati. Ci sono alcuni personaggi un po' “stereotipati”: la donna in carriera, il figlio di papà, il disoccupato indolente, il seduttore seriale... E ciascuno di loro, a causa dell'incontro con un barbone misterioso dal passato oscuro, è costretto a fare i conti con se stesso e a riscrivere la propria storia, che diversamente sarebbe rimasta a girare intorno ai cardini del cliché contemporanei.

Qual è la genesi del romanzo? Com’è nata l’idea di scriverlo?
Questo romanzo in realtà ha già qualche anno. L'ho tenuto nel cassetto per un po'. Forse troppo a lungo. In quegli anni scrivevo moltissima saggistica, ma sentivo dentro una spinta a fare un salto oltre l'ostacolo della razionalità e dell'artigianato per farmi abbracciare dall'arte. Inoltre facevo una miriade di sedute di coaching durante le quali le persone mi raccontavano le proprie storie e si svelavano al di là degli stereotipi sociali e delle convenzioni relazionali. Ed è bellissimo andare a fondo dentro se stessi. Così mi sono detto: perché non racconto semplicemente queste storie e non le trasformo in qualcosa di più organico? Dentro questo romanzo c'è vita, vita vissuta. Ci sono le profondità di tante persone, c'è sangue e sofferenza, gioia ed aspettativa. Forse c'è anche qualcosa di tuo, chissà.

Molto alla lontana “La spina nel cranio” si ispira al film “Limitless”. Qual è il farmaco che nel secondo millennio è in grado di amplificare le potenzialità della nostra mente?
Sai che in realtà quando ho scritto La spina nel cranio (che all'inizio non doveva affatto chiamarsi così) Limitless non l'avevo neppure visto... è stato un blog, Cultora, che, appena uscito, lo ha definito “il Limitless italiano”. Ma per rispondere alla tua domanda credo che la risposta più giusta sia: la luce della consapevolezza. La consapevolezza di chi siamo veramente, di quanto realmente valiamo, di quanto possiamo essere felici se solo la smettiamo con gli schemi precostituiti, con il conformismo, con la rinuncia alla nostra libertà. Solo liberando queste energie ed illuminando questi anfratti oscuri possiamo riuscire a prendere in mano il nostro sistema mente-corpo-relazione e dare il meglio di ciò che ci è stato dato.     
In passato hai scritto diversi libri per l’editoria tradizionale e solo recentemente, con la tua ultima opera, hai intrapreso la strada del self-publishing. Quali differenze hai notato nel lavoro editoriale? Che tipo di approccio hai avuto con l’auto-pubblicazione? 
Non voglio attaccare l'editoria tradizionale: pubblicare con case editrici blasonate è ancora l'obiettivo di molti aspiranti scrittori. Avendo io però già raggiunto ampiamente quell'orizzonte, avendo pubblicato circa 10 libri nel gruppo Mondadori, ho voluto esplorare le vie della contemporaneità ed offrire a chi mi vuole leggere tutto in modo più fluido e veloce. Certo, c'è un sacco di lavoro in più da fare: dall'impaginazione alla promozione. Ma per ora sono decisamente soddisfatto.

Quanto conta una buona comunicazione per la vendita di un libro? Che peso ha il marketing nel far sì che un potenziale lettore acquisti un libro?
Bombardati come siamo da proposte continue di ogni tipo, la capacità di raggiungere tuoi potenziali lettori fa la differenza. Quindi il marketing ha un peso enorme. Certo, se poi il “prodotto” (che brutto chiamare un libro così...) fa schifo, puoi essere il più grande guru del webmarketing ma la tua carriera di scrittore si arenerà presto. Quindi ciò che più conta è il contenuto: content is king, dicono gli appassionati di marketing, citando Bill Gates.

Per un laico che non sente affatto il richiamo della spiritualità, qual è il segreto per vivere felice?
Perché un laico non dovrebbe sentire l'umano richiamo per la spiritualità? Persino se con il termine “laico” avessi voluto in realtà intendere “ateo”, quella persona prima o poi dovrà fare i conti con quel mistero che si porta dentro, e che gli esseri umani e le culture hanno nominato in modi molto diversi. Non c'è piena umanità senza un lavoro nel nostro mistero. Siamo fatti sì di mente, corpo, relazione e mistero. Se trascuriamo una di queste nostre dimensioni non credo saremo mai capaci di costruire una felicità stabile e duratura.