giovedì 28 giugno 2012

CONSIGLI PER SCRIVERE UN ROMANZO DI SUSPENSE

Nove regole da non sottovalutare per affrontare la scrittura di un romanzo di genere





  1. Iniziate a scrivere quando diventa un bisogno insopprimibile.
Dovete avvertire il vostro romanzo come una urgente necessità, qualcosa da cui siete ossessionati, che non riuscite a scacciare dalla mente e che torna a visitarvi la notte. Non prendete lo scrivere come un mestiere impiegatizio, ma come una forma di doloroso divertimento, una cura per la vostra ansia e solitudine, una terapia per la mancanza di comunicazione nella vita moderna. Cercate di ricavare gioia e soddisfazione dalla vostra attività, non scrivete nulla che non vi piacerebbe leggere. Sfuggite alla routine, perché questa uccide impietosamente l’arte così come ogni altra forma di consuetudine. Però siate decisi e perseveranti, metteteci sudore e olio di gomito, dite a voi stessi che finirete il romanzo qualsiasi cosa accadrà (sì, anche se non avete i soldi per mangiare, se sarete sfrattati dal proprietario di casa o vi muore improvvisamente il gatto). Non abbiate paura se vi rendete conto che non è più un gioco ma ne vale della vostra stessa dignità e sopravvivenza.
Uno degli elementi essenziali è quello di creare un vuoto nella mia vita che non può che essere riempito da una qualche forma di lavoro creativo. […] Posso raccomandare camere di hotel il più lontane possibile dalla vostra solita “vita”. Il vostro anonimato in questi squallidi dintorni e la vostra mancanza di amici e distrazioni creerà un vuoto che dovrebbe obbligarvi a scrivere. (Ian Fleming)
  1. Programmate la trama e stabilite da dove parte l’azione e dove arriva.
Come in ogni viaggio che si rispetti, programmate la partenza e l’arrivo e fate una cartina dei posti che attraverserete per non smarrirvi e per non perdere l’orientamento. La cartina del percorso è la scaletta, una serie appuntata e molto scarna di fatti inanellati uno dopo l’altro. Chiarite qual è il conflitto e quale è la premessa e la soluzione nella fase iniziale del vostro lavoro. Pensate ad un finale che sia all’altezza dei capitoli iniziali. Non inserite un deus ex machina alla fine per risolvere il dilemma del protagonista, perché sarebbe troppo deludente. Non abbiate fretta nel preparare il materiale di ricerca e ideare l’intreccio nelle sue varie tappe. Se pianificate in anticipo, perderete meno tempo dopo per rimettere le cose a posto. E’ anche vero che talvolta, strada facendo, vi renderete conto che si può arrivare alle tappe intermedie con un percorso diverso da quello che avevate in mente oppure che la vostra cartina è sbagliata perché prevede un viaggio scomodo o tortuoso. Non comandate troppo la storia, non forzatela sulle vostre linee guida fino a farla suonare artificiale, ma lasciatevi guidare da essa e ascoltate i vostri personaggi se hanno da suggerirvi movimenti imprevedibili. Secondo Donna Levin un romanzo è sempre un buon posto per fuggire alle restrizioni che esistono nel mondo reale, specialmente se il lettore potrà incontrare persone che valga la pena conoscere.
  1. Ideate personaggi interessanti.
I lettori entreranno in relazione con il vostro testo attraverso il personaggio. Si identificano con lui e esplorano il mondo narrativo dalla sua particolare e limitata visuale. Un personaggio ha cuore, muscoli e gambe, ma anche una testa con cui pensare, possiede il senso dell’humour o un disastroso pessimismo, è fedele o rubacuori, buono o cattivo, fa un lavoro istituzionale come quello di poliziotto o è un giornalista outsider che si muove con mezzi diversi. Un personaggio ha un determinato carattere che influenza la sua vita. La personalità umana si ripercuote sull’atteggiamento, sulle scelte che si fanno e anche sulla disponibilità a cambiare o restare eguali. Caratterizzare il personaggio significa selezionare i dettagli più interessanti del suo profilo e lasciare che il lettore immagini il resto. Fatelo camminare nella storia e poi corretegli dietro.
Un personaggio di romanzo è chiunque nella strada, è un uomo, una donna qualunque. Abbiamo in noi, tutti quanti, tutti gli istinti dell’umanità. Ma di questi istinti, refreniamo perlomeno una parte, per onestà, prudenza, educazione, talvolta semplicemente perché non abbiamo l’occasione di agire diversamente. Il personaggio di romanzo, lui, andrà fino al limite di se stesso e il mio ruolo di romanziere è di metterlo in una situazione tale che vi sia costretto. Non occorre trovare una storia. Semplicemente degli uomini, degli esseri umani nel loro ambiente. La piccola spinta che li mette in moto. (Georges Simenon)
  1. Fate in modo che il lettore sia curioso di voltare pagina per scoprire cosa accadrà.
Il DNA della suspense fiction, il suo principio organico, è il potere dell’incertezza. Dovete colpire, sorprendere, stimolare riflessioni e procurare una forte reazione emotiva, ma soprattutto ottenere il maggiore impatto possibile. Conducete il lettore a sperare in una successione di eventi positivi e a temerne altri catastrofici per la sorte dell’eroe. Lasciate che sappia cosa potenzialmente potrebbe succedere, ma non cosa succederà: così lo renderete pienamente partecipe. Adescherete il vostro lettore e lo trascinerete nel gorgo del vostro intreccio a condizione che abbia un sentimento perenne di paura e di speranza mentre si dipana la storia. Come ha teorizzato Jeffery Deaver, esiste la paura dell’ignoto, verso qualcosa che non conosciamo, il timore di essere vulnerabili, quando altre persone hanno il controllo sulle nostre vite, la paura che gli altri non abbiano il controllo di loro stessi (come gli psicopatici che non sono trattenuti dai freni della legge e della morale), l’impulso a non controllare se stessi (di individui malati o alterati da droghe, stress o altro) e infine “le icone del terrore”, che sono immagini gotiche che mettono a dura prova i nervi del lettore.
Ricordate che il mio compito è di spaventare il mio pubblico, mai di generare disgusto o repulsione. […] L’emozione generata dalla paura nei thriller può essere catartica e esaltante. Sì, può far sudare le mani ai lettori e farli esitare a spegnere la luce per andare a dormire, ma alla fine della corsa permette a tutti di scendere indenni dall’ottovolante.
  1. Mostrate e non dite.
Drammatizzate in maniera efficace, come se un film vi scorresse davanti agli occhi. Fate vedere i vostri personaggi da vicino, in tempo reale, come agiscono e come interpretano il mondo, rappresentate con i loro sentimenti, le loro papille gustative, il loro olfatto, i loro occhi, le loro parole. Attraverso ciò che essi fanno e dicono siete in grado di determinare l’esperienza multisensoriale della lettura. Non raccontate come sono i personaggi secondo voi, con le loro caratteristiche acquisite, non esprimete all’esterno il vostro giudizio sulla trama, non fate riassuntini impersonali dei fatti e delle dinamiche interne, ma lasciate che l’azione si dispieghi sulla pagina come una sequenza cinematografica ed entrate dentro la testa del vostro eroe. C’è un vecchio detto secondo cui “raccontare è come sentir parlare di qualcuno; mostrare è come incontrarlo”. Il lettore sarà libero di trarre le proprie conclusioni sul senso di ciò che ha letto, se dialoghi e narrazione avranno l’ambiguità e la ricchezza del mondo reale. Non preoccupatevi delle informazioni che dovete dare per una facile comprensione della storia. Iniziate a costruire il background del vostro eroe dopo le prime dieci pagine, all’inizio dateci sotto con i fuochi artificiali. Da pagina sedici avrete tutto il tempo di diluire nelle azioni la parte descrittiva.
  1. Create contrasti in ogni pagina.
L’interesse di chi legge è alimentato dai contrasti. Conflitti che possono essere lievi e forti, sul piano dei sentimenti, della mentalità, o delle abitudini, o più spettacolari, con nemici che hanno brutte intenzioni, purché le scene che costruite non siano statiche. Insomma, la calma piatta annoia. Chandler suggeriva di evitare come la peste i momenti di stanca e di caduta di tensione. Quando le cose rallentano, fai entrare un uomo con una pistola. Per incoraggiare il lettore a voltare a pagina 2, dategli qualcosa a pagina 1, come conflitto, difficoltà, paura, violenza. Un altro simpatico consiglio che circola nelle scuole di scrittura è quello per cui se una tizia sta guidando tranquillamente la sua auto, non perdete tempo e fatele comparire un serpente sul sedile posteriore.
Potete immaginare dalla lotta fisica agli antagonisti più spietati, ai laceranti conflitti che possono portano l’eroe alla morte, fino alle piccole incomprensioni quotidiane. L’importante è che questi scontri a bassa o alta intensità vengano presentati in una forma originale e coinvolgente.
  1. Aumentate progressivamente la posta in gioco.
La posta in gioco è la ripercussione degli eventi narrativi sulla vita dei protagonisti. Lo sviluppo della trama comporta delle conseguenze sempre più profonde per i personaggi ed un esito che alla fine della storia sarà incerto. Mano a mano che la posta in gioco cresce, i lettori saranno sempre più coinvolti in ciò che succede ai loro eroi. Ma curate l’ordine esponenziale: prima qualcuno viene ucciso, poi il poliziotto che indaga riceve una telefonata anonima in cui lo avvertono di lasciare il caso, infine attentano alla sua vita facendogli saltare l’auto. C’è un’ascesa logica e un crescendo drammatico che porta ad essere sempre più radicati dentro la storia e a rendere più concreta la minaccia. Chiedetevi cosa rischia l’eroe se le cose per lui si mettono male. Il livello massimo è che, se si espone troppo, potrà essere ucciso. Ma ci sono anche altri livelli di gestione della “posta in gioco”: può perdere la dignità, la reputazione, la tranquillità, la casa, la famiglia, l’amore, l’onore, il diritto alla libertà e molto, molto altro.
  1. Non odiate la ri-scrittura e la ri-ri-scrittura.
Scrivete in modo compulsivo, andando avanti come treni, e mettete la museruola al vostro “auto editing”, che sarà fortemente critico soprattutto nelle prime pagine. Ignorate la vocina paralizzante che vi dirà di stare attenti ad ogni aggettivo e non sarà soddisfatta delle parole usate. Create, create, create. Con tutta la mole di scrittura alle spalle, potete tornare indietro. Fatelo dopo che vi siete riposati e avete trascorso un po’ di tempo lontani dalle carte, per recuperare la giusta distanza critica. Sforzatevi di essere imparziali nel processo di revisione. Individuate le parti migliori e vedete cosa necessita di essere modificato. Stephen King ha detto: “la seconda bozza è la prima meno il 10 per cento”. Ed in effetti scoprirete che comprimendo le azioni, tagliando descrizioni noiose e battute superflue, la tensione aumenterà e avrete mantenuto l’essenza della storia.
  1. Manifestate il vostro punto di vista su un aspetto importante dell’esistenza.
Al di là degli espedienti utilizzati per tenere viva l’attenzione del pubblico, fate scaturire dall’azione una vostra personale visione della vita o di un particolare aspetto di essa. Non mettete il bene da una parte e il male dall’altra, con un manicheismo ormai vetusto e non affidatevi solo al mestiere e alla tecnica. Grattate la superficie delle cose e andate in profondità. Frugate nella mente dell’assassino, interrogatevi sulle colpe della società che l’ha generato, ragionate sull’inevitabilità della violenza in certi momenti storici e nei percorsi individuali. Calatevi nell’animo del detective, che con le sue ossessioni e patologie non sarà uno stinco di santo, e domandatevi se la sua giustizia non sia poi così giusta, o limitata e fallibile. E poi andate oltre, soprattutto nella fase di revisione centrate il “tema” della storia e fatelo vibrare in tutte le sue corde, in ogni capitolo dell’opera.
La sola ragion d’essere di un romanzo è scoprire quello che solo un romanzo può scoprire. Il romanzo che non scopre una porzione di esistenza fino ad allora ignota è immorale. La conoscenza è la sola morale del romanzo”. (Milan Kundera)