sabato 17 novembre 2012

IL ROMANZO RIVELAZIONE DEL MOMENTO CONTIENE STORIA, MISTERO E AMORE.

Uno stile sontuoso, personaggi vividi e affascinanti, un racconto di suspense dove il Mito e la Storia si intrecciano, per un "giallo dell'anima" che esula da tutti gli schemi. Una storia di salvezza e perdizione, che lascia il lettore a bocca aperta. Un libro in odore di premio Strega. Un libro che spariglia le carte in tavola nel genere narrativo più tradizionale. 
 
Ecco l'intervista all'autore de LA SPIAGGIA DELLE ANIME, Roberto Alba, che  ha saputo rappresentare con incredibile levità l'insensatezza della vita.   
Dal 15 novembre in tutte le migliori librerie, per la collana "Crimen" (edizione Gremese).
 
 



 
  1. Come nasce l'idea del romanzo "La spiaggia delle anime"?
Credo sia un caso, uno di quei guizzi fantastici che scattano improvvisi nella mente.
Amo i libri con la pattina del tempo, con la polvere incollata nelle pagine… Presso un negozio d'antiquariato avevo da poco acquistato un libro edito nel 1934 dalla Bompiani “Scoppierà la guerra in Europa?” del premio Pulitzer H. R. Knickerbocker, corrispondente di guerra in Germania e noto giornalista dell’epoca. Combinazione ha voluto che nello stesso periodo terminassi la lettura di un testo scientifico appassionante: “La sindrome degli antenati” della ricercatrice francese Anne Ancelin Schützenberger. È stata una miscela esplosiva. Immaginare che dei ricordi potessero essere trasmessi tra generazioni, tra eventi lontani nel tempo e legati da un fatto inquietante, ha fatto scattare la scintilla, l’idea di una storia, di un giallo senza i rigidi schemi del genere. Storia, mistero, psicologia, amore, sono gli ingredienti del romanzo La spiaggia delle anime.
 
  1. Può parlarci dei personaggi del romanzo? A quale dei personaggi è più affezionato?
  2.  
     
    Il romanzo è plasmato su tre periodi storici. Un intreccio dove i protagonisti, pur vivendo eventi apparentemente slegati tra loro, ricordano fatti che hanno un’origine comune.
    Personaggio principale della storia ambientata ai nostri giorni è Valerio, un giovane avvocato divorzista con studio a Ostia Lido e segretaria tuttofare. Il suo problema sono i ricordi che lo ossessionano. Ricordi a cui non sa dare una spiegazione plausibile. Ma è anche un uomo con profondi limiti nel considerare l’Amore. Colpa della sua professione, così crede, mette il desiderio di amare una donna ai margini della sua vita.
Correva l’anno 1938…
Tra i personaggi di quest’epoca, spicca su tutti il conte Paolo Marrone, comandante del veliero “Principessa Margherita I”, approdato sull’isola di Lindos, teatro di un omicidio sanguinario: il movente una borsa che custodisce un segreto inviolabile per le sorti della guerra e dell’Italia in particolare. Fra gli altri personaggi Marcello, il giovane mozzo, rappresenta l’età della speranza, della voglia di vivere, e dei sogni infranti da una guerra che ormai è alle porte.
1978…
Luisa, naufraga con il marito Carlo su un’isola del mar Egeo, è il personaggio che preferisco, è lei che… non voglio svelarvi altro e togliervi il piacere della lettura.
 

  1. Secondo i dettami di un mercato che tende a stabilire sempre delle etichette e dei generi, come definirebbe la sua opera?
Identificare un’opera e catalogarla in un genere preciso fa parte della nostra necessità di seguire degli schemi. È una forma di rassicurazione mentale: per il mio editore e per i lettori la collazione su un preciso scaffale in libreria. Nella realtà nessuno di noi vive una vita di “genere”, anche se cerchiamo di catalogarla ogni giorno. Si vive e basta, le esperienze sono un minestrone di occasioni prese, di coincidenze fortuite nello scorrere di un tempo, che alla lunga è sempre uguale. Nessuna delle nostre vite è meno avventurosa di quella che ha vissuto Armstrong, il primo uomo sulla Luna, sono solo diverse, ma uniche. La mia opera è questo: la fotografia di un mondo e dei suoi personaggi, legati da un mistero… per chi ha l’esigenza di collocarlo in uno specifico genere letterario direi: un giallo atipico con venature fantastiche. Perché un giallo atipico? Non c’è l’investigatore. In realtà chi deve correre e interrogare i personaggi tra le pagine è il lettore. Ho messo il lettore al centro della storia: lui è lo spettatore privilegiato, tutti gli elementi necessari per la soluzione del caso, e la ragione degli eventi, sono presenti, distillati fra epoche storiche diverse. Il mistero, il giallo, il colpevole è uno, ma la reale soluzione che il lettore ha il compito di trovare sta dentro Valerio. Il lettore deve vivere la storia, mentre io racconto la vita di un uomo che farà di tutto per negare un’evidenza… La soluzione finale del “giallo” è in ciò che il lettore percepirà come “concluso”. In realtà, il romanzo non si presenta con un finale aperto come potrebbe sembrare, finisce come insegna ogni capitolo della nostra vita. Con un punto e il dubbio di ciò che sarà.
 
  1. Trova che sia proficuo contaminare un genere con altre suggestioni e portare il thriller e il giallo oltre i loro tradizionali confini?
Per il mio sentire di lettore è indispensabile. I romanzi che non mi danno riferimenti fissi sono quelli che mi intrigano. I generi thriller e giallo hanno molti riferimenti comuni. Ciò che li contraddistingue è la metamorfosi che segna il percorso dei personaggi. Nel giallo è tutto schematizzato: vittima, colpevole, investigatore, soluzione finale e condanna del cattivo. Nel thriller l’elemento funzionale è la motivazione che spinge l’assassino a compiere i suoi “efferati” delitti (più sono raccapriccianti più un editore disposto alla pubblicazione si trova!). Chi indaga e cerca la soluzione è il classico investigatore (meglio se sfigato con problematiche esistenziali prossime al suicidio) o, come capita, la vittima che scappa.
Abbandonare schemi, strutture narrative ormai ben collaudate è sempre un rischio. Il mio romanzo è un po’ una scommessa: mettere il giallo con un climax da thriller dentro una pentola con un po’ di mistero, psicologia e sentimenti. Non so se la cottura sia perfettamente riuscita. Spero solo che il piatto che ho preparato sia una buona sorpresa per il palato di un lettore curioso, pronto a sperimentare.


  1. Leggendo il romanzo si intuisce che non abbia una visione ottimistica dei rapporti umani, ma in fondo c'è anche una nota di speranza, un'apertura positiva. Oppure è ancora pessimista?
Io mi definisco un ottimista. Quella che in questo romanzo è percepita come una visione pessimistica della realtà è, a mio avviso, la fotografia che faccio di uno spaccato della vita dei nostri tempi. C’è un subplot che è la storia di un caso che segue Valerio in qualità di avvocato divorzista: il fallimento di un matrimonio inteso come fallimento della propria intera esistenza. I figli e la relazione con l’ex. Il finale amaro di tutta la vicenda è preso dalle pagine di un giornale, è un fatto realmente accaduto, a cui nessuno da risposte. Tutto si chiude con “un gesto folle”, tutto si risolve con la spiegazione di una pazzia che pazzia non è. Credo che esista un perché per ogni cosa, anche nel delirio noi “umani” sappiamo essere tremendamente logici. Ma spesso parlare delle verità dei nostri mali è un male ancora peggiore, per questo motivo è stato inventato il silenzio.
La speranza è celata dentro Valerio. Il protagonista non lo ritengo affatto un pessimista, forse all’ottimismo ha aggiunto la consapevolezza del mondo reale, ma questo spetterà al lettore deciderlo, è lui il giudice.


  1. Ci sono degli scrittori che l'hanno influenzata e a cui riconosce un maggiore debito? 
Come bene ha descritto l’amico Giuliano Pasini nella prefazione al romanzo, due autori sono fondamentali nella mia formazione…

Le vicende immaginate da Roberto Alba ruotano attorno a un’isola, anche quando non vi si svolgono effettivamente. Un’isola affascinante, ricca di angoli suggestivi. Un’isola su cui sembrerebbe bello naufragare e in cui sembrerebbe bello perdersi, se non fosse che là non tutto è ciò che sembra. A cominciare dai piani temporali (tre, che coprono quasi ottant’anni intersecandosi in diversi punti) e dai personaggi, ognuno alla ricerca di qualcosa che culmina inevitabilmente con la ricerca del proprio io. E dalle due luci misteriose che compaiono sotto il pelo dell’acqua… Mi fermo, per non svelare troppo. Questo, comunque, è Michael Crichton.
La prima anima sulla spiaggia è quella dell’isola stessa. Un personaggio – a un tempo collettivo e individuale – sempre presente, seppure sottinteso, sfuggente. Un personaggio che emerge assieme a quelle luci. Un luogo che ha un’anima fatta di ricordi ancestrali, di miti antichi. E una caverna misteriosa. Questo è H. P. Lovecraft, che scrisse che “il sentimento più forte e antico dell’animo umano è la paura, e la paura più grande è quella dell’ignoto”.
… possiamo dire che Crichton deve più che qualcosa a Isaac Asimov, e che Lovecraft deve altrettanto a Edgar Allan Poe. Sulla spiaggia creata da Alba troverete le loro anime. Non vi sembra sufficiente? Allora sappiate che, seduto in disparte, là in fondo, c’è anche un cantore cieco. Racconta di mari infestati da mostri mitici, di dei iracondi, di viaggi lunghi lustri poi decenni, di sirene che blandiscono, di ciclopi accecati. C’è anche Omero in questo romanzo. E se volete scoprire perché, non vi resta altro che leggerlo.

  1. Che cosa ha significato per lei partecipare a un torneo letterario? E' stata un'esperienza utile?
Il romanzo La spiaggia delle anime ha vinto il torneo letterario Ioscrittore 2011 promosso dal gruppo editoriale Mauri e Spagnol. È arrivato fra i trenta finalisti ed è stato pubblicato in ebook con il titolo L’ultima spiaggia delle anime. La versione cartacea esce il 20 novembre con la casa editrice Gremese, a cui devo dire grazie per aver creduto nella mia storia. In vista dell’edizione cartacea, inoltre, il romanzo è stato rielaborato in alcune parti, migliorato senza dubbio.

L’esperienza con il torneo è stata fantastica e le emozioni credo che saranno difficili da dimenticare. Tanto difficili che ci ho riprovato con un noir nel 2012. Lassù devo avere un angioletto che mi ama. Tra 1100 romanzi partecipanti ho vinto anche l’ultima edizione con il romanzo Ulisse senza stelle.
 

  1. Cosa ne pensa degli editori italiani e cosa non le piace? Crede che scrivere potrà diventare il suo mestiere?
Ne penso tutto il bene e tutto il male del mondo. Sono tutti buoni e cattivi. Tutti troppo indaffarati a far quadrare i bilanci per prestare la dovuta attenzione al diluvio di manoscritti da cui sono sommersi. Noto però una certa diffidenza a sperimentare, vogliono andare sul sicuro. Pochi editori amano il rischio. Le mode del momento per alcuni sono un brutto incentivo, ma salvano baracca e burattini, e di questi tempi ben vengano corde, manette e frustini.

Scrivere per mestiere è lusso di pochi. Mi accontento di raccontare le mie storie, poi il destino di ciascuno è scritto da qualche parte, anche se per il momento, del mio, sono poco curioso, forse!