lunedì 14 gennaio 2013

BOX OFFICE MAGRO PER IL CINEMA ITALIANO CHE INCORONA IL CINEPANETTONE COME IL RE DEL NATALE

Nel paese degli eterni ritorni e del Vecchio che avanza, la sfida di Natale vedeva l’ennesimo cine-panettone di Christian De Sica e della sua eroica pattuglia competere con una sequela di gag volgari del duo Biggio-De Ceglie...
Troppo in fretta si è dato come perdente De Sica e dunque non sono mancate le sorprese...
 
I campioni di incassi delle Feste ci raccontano il nostro paese meglio di qualsiasi altra cosa e ci consegnano un ritratto amaro e dincantato della nostra situazione sociale e politica.




C’è da dire subito che, lontani anni luce dai Globi d’oro, i film italiani che si contendono oggi il podio natalizio non andranno mai oltre il perimetro dell’Italia. Per fortuna, aggiungiamo noi. Perché i “dai, cazzo”, gli equivoci, l’erotismo da preti, i peti e i rutti riccamente disseminati nelle pellicole non contribuirebbero a diffondere oltreoceano un’immagine molto alta ed edificante della produzione tricolore. Comunque sia, non c’è questo rischio… I nostri campioni d’incassi sono completamente ignorati fuori dai confini dell’Italia!
 

Veniamo al punto. Quali sono i lungometraggi che il pubblico ha più amato durante le vacanze natalizie?

Colpi di fulmine ha ottenuto 10.000.432 di incasso. Un risultato ragguardevole per De Laurentis, specie con i cattivi auspici che giravano sul film in uscita e con gli attuali tempi di magra.

L’altro capolavoro della nostra cinematografia, I due soliti idioti, dopo una partenza folgorante si è dovuto fermare a 8.720.914. (Che sono più di due milioni di euro in meno rispetto alla performance dell’anno scorso.)

Si piazza terzo in classifica Tutto tutto niente niente di Albanese, che partito un po’ prima degli altri si porta a casa 8.450.298 €.  







I risultati del box office sono comunque deludenti rispetto agli anni passati ed esprimono una netta flessione del cinema italiano, con percentuali che in alcune giornate hanno fatto registrare -20%.
Molti produttori se la prendono con la pirateria, che sarebbe il nemico da abbattere e il grande colpevole sul banco degli imputati. Il nostro pubblico va di meno al cinema perché scarica illegalmente. Ma allora perché l’altra insuperabile vetta del cinema italico, Che bella giornata, nonostante l’offerta illegale sulla rete continuava a generare incassi anche a due mesi dall’uscita?
La pirateria c’era ieri, così come c’è oggi.

I veri cecchini del cinema, diceva tempo fa il titolare della Taodue, sono gli stessi produttori, quelli incapaci però. Valsecchi ha condannato la “casta” vigente che soffoca l’iniziativa giovanile. Ma non basta spingere il pedale sulla demenzialità e non basta ridurre a brandelli la lingua italiana per svecchiare il linguaggio dell’audiovisivo e fare cose nuove per il tanto bramato "target giovane".

Forse continuare a proporre commediole abborracciate, con un gergo da caserma e una scrittura pari allo zero, non è la ricetta migliore. Forse puntare tutto sul marketing, rinunciare ad una sceneggiatura dotata di senso e girare nello spzio di pochi anni tanti cloni alla giapponese (a quando I soliti idioti a New York?) non si riveleranno a lungo andare delle mosse granchè vincenti. Occorre ripartire dall’abc, rifondare le radici dell’affabulazione, selezionare le storie migliori, immaginare una filiera produttiva più competitiva. E allora i risultati arriveranno.  
Le top ten del nostro box office si distinguono da quelle di vent’anni fa semplicemente per il numero di parolacce. Il provincialismo, la mancanza di esportabilità delle storie, la loro ruffianeria e l’inesistenza delle sceneggiature, ridotte a gag sbrindellate e tenute insieme con l'elastico, segnano un immobilismo preoccupante, una ciclicità che inquieta. Gli anni sono passati invano e abbiamo nelle sale prodotti eguali a quelli del ventennio prima. L’impressione è che il cinema rifletta un paese bloccato, involuto in se stesso, come pietrificato.
Non è un caso che I due soliti idioti e Tutto tutto niente niente contengano una parodia del politico alla Silvio Berlusconi, figura ormai sdoganata a livello narrativo. Ma è Colpi di fulmine a rappresentare più compiutamente la parabola berlusconiana. Christian De Sica è in termini figurati l’alter ego di Berlusconi: abbronzato, mantenuto bene, furbo, con gli ormoni a mille e l’occhio sveglio, nonostante il passaggio del tempo si è conservato quasi identico a Vacanze di Natale, guitto simpatico e cialtronesco, ed è la perfetta metafora del paraculo pronto al travestitismo e all’irrisione. L’Alberto Sordi di oggi. ("L’avete voluto voi De Sica junior!", direbbe uno snob come Nanni Moretti).
Insomma sono assai lontani i lungometraggi epici, il Cinema-Cinema, i personaggi originali, i percorsi del Cambiamento, i generi diversi da quelli collaudati, le novità fuori dagli stampini televisivi e la celebrazione dell’Inatteso.







Concludo con una nota di speranza. Da registrare, fuori dall’acerrima lotta natalizia, a gennaio il successo strepitoso di Tornatore. La Migliore Offerta incassa nel primo fine settimana di uscita quasi quanto il totale dell’ultimo deludente film di Virzì e dimostra una tenuta notevole rispetto al weekend scorso, perdendo solo il 13% (1.730.000) ed arrivando ad un totale di ben, udite, udite, 5 milioni di euro. Siamo pronti a scommettere, poi, che il film di Tornatore, un noir potentissimo e fortemente evocativo, darà al suo autore molte soddisfazioni anche all’estero e la sua storia di matrice mitteleuropea non sfigurerà accanto alle pellicole straniere, per la sua ricercatezza e per l’originalità espressiva.

Così dice il regista siciliano sul mercato italiano: “Sarebbe bello lasciare ampio ventaglio alle possibilità: solo questo rende forte una cinematografia anche in momenti di crisi. Chi ne fa le spese è il cinema d’autore che in più in Italia ha sempre faticato ad avere rapporto col pubblico perché si pensa ancora che d’autore significhi non per il pubblico, un grande errore. Per me un film popolare, interessante e fatto bene, che magari affronta con le risate temi importanti, è cinema d’autore.”
Che Tornatore stia indicando un percorso? Che il cinema d’autore sia la strada da intraprendere, invece del piattume, del sessimo, del Drive in quotidiano, delle scenette scollegate, della comicità triste da balera, dei luoghi comuni e dell’eterno ritorno dell’identico?