domenica 7 luglio 2013

Intervista a Paolo Roversi, autore de "L'IRA FUNESTA"


IRONIA, MISTERO, PERSONAGGI INDIMENTICABILI E IL VOLTO NOIR DELLA CAMPAGNA: OVVERO "L'IRA FUNESTA" (RIZZOLI). 
Paolo Roversi racconta com'è nata L'ira funesta, la sua ultima fatica letteraria, e parla della sua attività di scrittore, della Bassa mantovana, della sua passione per il genere noir e di molto altro.     
Dopo la cruda epopea di MILANO CRIMINALE (Rizzoli), lo scrittore mantovano ritrova la voglia di ridere. Senza prendersi troppo sul serio, firma uno dei suoi polizieschi più belli, L'IRA FUNESTA, sempre per Rizzoli. 
Gli abbiamo rivolto alcune domande cruciali.
 
Entriamo subito nel laboratorio dello scrittore. Com’è stata la genesi del tuo ultimo romanzo “L’ira funesta”?
L'ira funesta è nato da una storia vera. Mi hanno raccontato la storia di un "matto" di paese, il Gaggina, e da lì io ho cominciato a costruire la trama.

Scrivi una scaletta degli eventi oppure preferisci andare a braccio?
Faccio sempre una scaletta. Mi aiuta a focalizzare e il testo, quando lo rileggi, è più pulito. Quasi già pronto per la pubblicazione.

Il microcosmo della Bassa mantovana, con la sua stravagante fauna di paese, è forse il vero protagonista de “L’ira funesta”. Apparentemente il borgo tranquillo e ridente dove tutti si conoscono, il paese uggioso e dalla vita monotona, non sembrerebbe il luogo ideale per delitti efferati o gialli irrisolti.  Perché la provincia è sempre più utilizzata come ambientazione dagli scrittori italiani? E’ davvero un luogo privilegiato per comprendere il nostro paese?
Sì, la provincia è un incubatore naturale di storie criminali. Sotto un'apparenza di tranquillità si nascondono i peggiori segreti. Misteri, o peggio, delitti. Basta sfogliare le pagine di cronaca nera dei quotidiani locali per rendersene conto...

Cosa ha in comune il giornalista inurbato Enrico Radeschi con il maresciallo Omar Valdes, alias “tenente Siluro”?
Sono entrambi degli sradicati e tutti e due hanno il fiuto per
l'indagine e il rifiuto per la soluzione ovvia.

Qual è la filosofia di vita e quali sono i valori del militare de “L’ira funesta”?
Valdes è un uomo con un passato oscuro. Un uomo tutto d'un pezzo che non scende a compromessi e questo spesso gli costa molta caro.

Qualche tempo fa un famoso scrittore ha dato una definizione del Commissario Cliché: “Fondamentalmente buono, soffre un po’ di ulcera ma non troppo. Torna a casa dalla moglie che gli prepara lauti pranzi che lui fa un po’ fatica a digerire. E’ un po’ di sinistra, ma non troppo, così non si offende nessuno. Aiuta le vecchiette ad attraversare la strada… e alla fine ci vogliamo tutti bene.” Che cosa rimproveri di più alla letteratura gialla e poliziesca del nostro paese?
La letteratura poliziesca italiana è viva e florida quindi non ho
nulla da rimproverarle. Forse il problema è che se ne pubblica troppa e il lettore di fronte allo scaffale dei gialli può trovarsi disorientato.
Quali sono i limiti del genere letterario in Italia, oltre al buonismo e ad una eccessiva prevedibilità delle azioni?
Il problema del giallo italiano è che è poco letto. I lettori italiani sono esterofili. Preferiscono i noir tradotti che quella di casa nostra. E non si capisce il perché viste certe schifezze che circolano...
Ci sono degli scrittori, o dei registi, che ti hanno influenzato nell’attività di scrittore?
Scrittori Bukowski, Winslow e Scerbanenco. Registi Tarantino, Kubrick e Monicelli.

Ormai sei un giallista di lungo corso, con diverse pubblicazioni alle spalle. Hai sviluppato un metodo di lavoro ricorrente?
Sì, scrivo una sinossi dettagliata del romanzo, prima di scriverlo. Poi lo suddivido in scene e le sviluppo una ad una.

Hai dei rituali personali quando sei impegnato nella fase di scrittura?
Birra per scrivere, rhum per la revisione dei testi. Taccuini quando sono in giro per prendere appunti.

Cosa ritieni più difficile nella costruzione di un romanzo, la macchina narrativa del poliziesco, oppure lo scavo psicologico sui personaggi?
Tutto deve funzionare come un orologio svizzero in un giallo anche se forse la trama e la buona costruzione della macchina narrativa sono elementi imprescindibili.

Che tempo dedichi al primo aspetto, quello del plot e del congegno giallo, e quanto tempo al secondo aspetto, relativo ai personaggi, alla loro caratterizzazione e al loro sviluppo?
Dipende. In genere prima penso al plot. Poi quando il soggetto mi è chiaro cerco di capire quale personaggio sarà più adatto per la storia che sto per scrivere.

Scrittore ma anche patron del festival NebbiaGialla, una manifestazione sempre più nota nel settore, e poi direttore di MilanoNera  che è un sito specializzato nel noir e una web press.
Quali sono i criteri con cui sono scelti gli e-book?
Devono essere gialli o noir che abbiamo qualcosa da dire. Pubblichiamo solo racconti quindi le storie ci devono coinvolgere subito, farci entrare dentro.

Che cosa ti colpisce di più quando leggi un romanzo o un racconto di genere?
Lo stile e la scrittura. C'è pieno di gente che pubblica e che scrive malissimo. Quando invece c'è anche un bello stile è un piacere leggere. E poi naturalmente l'originalità della trama.

Preferisci il noir metropolitano, l’hard boiled, oppure il pulp?
Il noir e il giallo classico. Gli altri mi entusiasmano meno.

Credi sia necessario non prendersi troppo sul serio  con un po’ di robusta ironia?
Sì, chi si prende troppo sul serio pubblica romanzi buoni per lo Strega che la gente compra senza poi riuscire a leggere fino in fondo. Noi preferiamo sorridere e farci leggere sino all'ultima pagina.

E’ stato difficile per te ottenere le prime pubblicazioni?
Come tutti. Tanta gavetta, tante delusioni fino al sospirato contratto.

Che consiglio ti senti di dare ad uno scrittore che vuole esordire oggi in Italia?
Leggere, leggere molto. Poi scrivere e non essere mai troppo soddisfatto del risultato.

E’ più utile frequentare una scuola di scrittura creativa o armarsi di sana determinazione e spirito di sacrificio?
Sono strade buone entrambe ricordandosi però che tutti possono studiare solfeggio o andare al conservatorio ma che di Mozart ne nasce solo uno ogni secolo...