giovedì 16 gennaio 2014

SPAGHETTI STORY: E… CHE LA RIVOLUZIONE ABBIA INIZIO!

Finalmente una storia che non è commediola da fumetto o racconto intellettualoide. Incalzante, sincero, coinvolgente, il film di Ciro De Caro diventa un caso nazionale. 
Si ride, si piange, ci si diverte. Attori strepitosi, messinscena essenziale, canovaccio straripante che fa della militanza (anti-ideologica e viscerale) una bandiera di cui andare fieri. 
Un plauso particolare all’intensità interpretativa di Valerio Di Benedetto e Sara Tosti. 
Il successo della pellicola a zero budget porta a ripensare i modi di produzione e distribuzione e costringe la Casta a fare i conti con la propria coscienza (sporca).
C’è più verità in questo film che in tutte le opere di Soldini, Mazzacurati, Virzì e i vari intellettuali coccolati dalla stampa e seduti sui loro allori. Spaghetti Story è un film che fa male perché la storia sui 30enni precari va dritta al cuore del problema, senza tanti fronzoli. 
Ciro De Caro mostra una esclusiva attenzione per le “genti meccaniche e di piccolo affare”, per dirla col Manzoni, e intesse un racconto gustoso, palpitante e disincantato sulla generazione under 40 che naviga a vista, a metà tra il free cinema inglese e lo stile di un Dino Risi.
Le riprese del lungometraggio, costato 15 mila euro, sono durate solamente 11 giorni. Un vero miracolo, come sa chiunque abbia frequentato un set cinematografico.
La trama, abbastanza semplice, si sofferma sulle disavventure di un attore squattrinato, le difficoltà della compagna che è una borsista universitaria, dell’amico pusher e della sorella massoterapista.
“Io voglio fare un lavoro che però non posso fare”, dice con disarmante sincerità il protagonista, che ha compreso con acida rassegnazione come l’ambiente dello spettacolo lo stia tagliando fuori e forse non lo accetterà mai.
Valerio Di Benedetto è perfetto in quella parte, e chissà che non ci abbia riversato un suo vissuto autobiografico. A fargli da spalla il vulcanico e bravissimo Christian Di Sante, una più misurata Rossella D'Andrea ed una sensuale e illuminante Sara Tosti.
La regia fa di necessità virtù e rinuncia al montaggio interno riducendosi talvolta a camera fissa. Quello che più conta è l’urgenza drammatica, è mettere al centro delle inquadrature le emozioni della storia e le interpretazioni di un cast eccezionale. Peccato solo per il carattere un po’ troppo patetico del protagonista ed una svolta narrativa poco giustificabile nell’economia del racconto. Dettagli, però. Perché, si diceva, che Spaghetti story è una autentica rivelazione e rappresenta una boccata di ossigeno in mezzo a tanto piattume che si vede in giro.
A De Caro interessa unicamente la storia degli umili e dei vinti, di fronte alla quale il regista non si pone come uno scienziato che analizza i fatti, ma prova compassione per quanto accade ed è sempre schierato dalla parte dei personaggi.
Costretti dagli eventi, gli eroi di questa commedia amara si muovono come insetti in una vischiosa ragnatela, lottano contro l’immobilismo psicologico e sociale e sono messi con le spalle al muro dalla vita. Ma proprio quando tutto sembra andare a rotoli, nella totale incertezza del futuro, la solidarietà si rivela il valore più grande e c’è ancora la possibilità di sognare, lo spazio per dimostrare di essere uomini e riprendersi in mano la propria esistenza.    
Per inciso, un dato rilevante investe anche l’aspetto produttivo e distributivo, il fare cinema e la sua fruizione in un paese dove ti viene somministrato il cine-panettone, il cine-drammone impegnato e la cine-commedia disimpegnata come le pillole colorate dei medicinali ai pazienti di un ospedale. Spaghetti Story esce dal clima di omologazione culturale dilagante e sfida ad armi pari prodotti che sono costati cento volte tanto.
Per la sua carica satirica e partecipativa, potrebbe ricordare ad alcuni amanti del vintage Ecce bombo, con un esercizio più lucido della regia ed un maggiore senso dello spettacolo rispetto al cult di Moretti. Per nostra fortuna Ciro è meno intellettuale e politico del Nanni nazionale. Ciro è un istintivo, un grintoso, un appassionato del suo mestiere e un innamorato della vita. 
C’è da scommettere, per nostra fortuna, che questo film fornirà al regista e a tutti quelli che vi hanno preso parte il passaporto per realizzare progetti meno poveri e più impegnativi.