domenica 8 giugno 2014

Appuntamento… con il male assoluto e con una Torino nerissima

UNA SCHIERA DI NUOVI GIALLISTI SCRIVONO ALL’OMBRA DELLA MOLE ANTONELLIANA E RACCOLGONO L’EREDITA’ DI FRUTTERO E LUCENTINI. Una casa editrice devota ai gialli di qualità, Novecento, ha selezionato  i migliori narratori di genere per raccontare Torino da un punto di vista inedito. Appuntamento con il male: un’antologia di racconti che offre 13 spaccati originali, sotto il segno del crimine, di una città esoterica, fascinosa e segreta. Ma non si ferma qui il vento di rinnovamento che spira da Torino.
Proprio ai Murazzi del Po ha avuto il suo battesimo di fuoco un collettivo di scrittori – sei provenienti dall’esperienza antologica – che lanciano TORINOIR, esperimento provocatorio che sfida il mercato stagnante, l’acquiescenza della grande editoria e la atavica pigrizia dei lettori nostrani.

Che gli scrittori siano animali solitari, invidiosi, gelosi e poco inclini alla socializzazione ed a legarsi tra loro, viene smentito da TORINOIR, un collettivo di scrittori riuniti sotto l’egida di una sigla e con un programma comune di intenti.
Rocco Ballacchino, Giorgio Ballario, Fabio Beccacini, Maurizio Blini, Marco G. Dibenedetto, Patrizia Durante, Claudio Giacchino, Fabio Girelli, Andrea Monticone, Enrico Pandiani, Luca Rinarelli e Massimo Tallone hanno firmato un manifesto ambizioso e appassionato,  con cui intendono promuovere la narrativa di genere. (Vedi www.torinoir.altervista.org)
Il motto d’esordio è: “Fruttero e Lucentini sono morti”.  La società del boom non c’è più, Torino ha cambiato fisionomia, ma il giallo e il noir restano ancora i generi ideali per cogliere le trasformazioni sociali ed economiche. L’importante è non porsi preclusioni formali, modulare i registri lessicali, esplorare i paesaggi e i costumi urbani con coraggio e spietatezza. 
La narrativa di genere fornisce una lente d’ingrandimento, o lo specchio deformato, per leggere la complessa realtà moderna. “Non scriviamo solo storie di intrighi o delitti”, si legge nel programma di TORINOIR, come a rivendicare – se ancora ce ne fosse bisogno – che i polizieschi non sono letteratura dozzinale. Gli altri principi costitutivi del neogruppo sono la contaminazione tra forme espressive, l’uso disinvolto della contemporaneità digitale e lo scambio culturale anche fuori dai luoghi tradizionali.
Il primo racconto di TORINOIR, intitolato “Il Collo”, è firmato da Massimo Tallone, direttore della scuola di scrittura “Facciamo La Lingua“. Il testo è completamente gratuito e scaricabile da qui: http://torinoir.altervista.org/wp/?attachment_id=416

Che Torino si presti bene ad una ambientazione noir e possa essere lo sfondo di delitti, set di atmosfere brumose, crimini e follie, lo ha intuito anche il traduttore, blogger e scrittore Fabrizio Fulio-Bragoni, che per l’editore Novecento ha messo insieme tredici autori, molto differenti tra loro per stile e prospettiva, ma dotati tutti di un innegabile talento.

APPUNTAMENTO CON IL MALE sta conseguendo un notevole successo in libreria e rompe con la consueta litania editoriale secondo cui “i racconti non vendono e non interessano nessuno”. Tredici perle di narrativa breve firmate da Cristiana Astori, Andrea Borla, Giorgio Ballario, Massimo Tallone, Rocco Ballacchino, Luca Rinarelli, Fabio Beccaccini, Silvio Valpreda, Sara Tedesco, Roberto Saporito, Alessandro Perissinotto, Pietro Calò, e lo stesso Fulio-Bragoni. 
Un volume di 232 pagine, che racconta  la stessa città a 360 gradi, con pigli narrativi quanto mai diversi che vanno dal poliziottesco, alla crime story al nonsense, che offre dettagli pittoreschi dei quartieri di Torino, che unisce citazioni musicali agli omaggi al grande cinema e che, soprattutto, non fa mai annoiare. Il lettore comune resterà con il fiato sospeso, il cultore del genere apprezzerà il mood generale e i frequenti cambi di ritmo, il torinese invece si divertirà a riconoscere le ambientazioni particolari. 
APPUNTAMENTO CON IL MALE dimostra che non solo la discriminazione per lo scrittore italiano di genere è definitivamente caduta, ma che c’è un pubblico che richiede una produzione localistica con contenuti forti e questa narrativa ben caratterizzata è l’unica a rispecchiare la condizione delle metropoli e della provincia nel nostro paese.    

Dopo la feconda stagione giallista dei Novanta, dopo la “scuola dei duri” di Milano (Pinketts, Cappi e Viganò), il gruppo 13 di Bologna (Lucarelli, Fois, Cacucci e Montanari) e il collettivo Neonoir di Roma (Giovannini, Teodorani, Musci e Minicangeli tra gli altri), con un po’ di ritardo anche l’area piemontese ha costruito una sua solida narrativa poliziesca e inaugurato una fucina di genere.  Lunga vita, dunque, ai giallisti di Torino!