La trasposizione illustrata di un film e di un romanzo sta
diventando uno strumento di marketing sempre più diffuso. Il protagonista cinematografico e letterario rivive in un'opera a fumetti, il cosiddetto tie-in.
Il passaggio alle
vignette non corrisponde solo ad una efficace campagna di comunicazione ma
permette di raccontare il mondo narrativo del prototipo da una prospettiva
diversa, di approfondire elementi inesplorati e di aggiungere nuovi tasselli
per espandere la storia originale.
DAL CINEMA AL FUMETTO
Il rapporto del cinema
con il mondo dei fumetti è di stretta
interconnessione fin dalla sua nascita, cioè dalla proiezione dei Lumière, quando
viene presentato il corto Le jardinier et
le petit espiègle, tratto dalla bande-dessinée L’arroseur. E il cinema continua a flirtare con la Nona Arte. Basti
pensare a Zavattini, Fellini, Scarpelli e molti altri che approdano al grande
schermo dalle vignette.


In effetti la
riduzione a fumetti di una esperienza cinematografica sembra essere storia
vecchia, se si pensa che negli anni Cinquanta il “principe della risata”,
Antonio de Curtis, ha ispirato una collana di albi, Totò a colori, disegnati da Castellari, in cui tornavano le gag e
le parodie del celebre attore.
Un fortunato esperimento
di marketing lo fa Fandango nel 2010. Per promuovere lo zombie-movie The Horde, la casa di produzione e
distribuzione romana, che è anche casa editrice, pubblica in edizione limitata
un fumetto legato al film, illustrato da Davide Toffolo. Il Piccolo Manuale di Autodifesa dagli Zombi è
un volumetto di 15 pagine che spiega cosa sono gli Zombi, come si comportano,
le loro pulsioni sessuali, le loro abitudini alimentari, come ucciderli e con
quali armi.
I SUPER EROI ITALIANI E IL FUMETTO
Una operazione più matura
e consapevole arriva con l’uscita sul grande schermo de Il Ragazzo Invisibile di
Salvatores. La Panini pubblica la mini-serie Il Ragazzo Invisibile, tre albi in formato comic book (scritti da
Cajelli e disegnati da Camuncoli, Dell’Edera e Vitti). L’opera di Salvatores segna
il primo tentativo di epopea superomistica dopo anni di cinema minimalista e un
po’ piagnone, tra balloon che si materializzano sullo schermo e omaggi a X-Men e Batman. Dietro la mini serie a fumetti c’è comunque una precisa strategia
trans-mediale che mira ad affezionare un pubblico giovane, a espandere gli
orizzonti del lungometraggio e suggerire sviluppi futuri di un comune affresco
narrativo.
Dalla celluloide alla
carta il passo è breve anche per Lo chiamavano Jeeg Robot. Il film di
Mainetti nasce da una matrice fumettistica e questa commistione di generi sembra
favorire la trasposizione. In concomitanza con l’uscita della pellicola nei
cinema, esce in edicola con la Gazzetta dello Sport un albo a fumetti che
racconta cosa succede dopo i fatti avvenuti nel film. Lo spin off di Roberto
Recchioni, con disegni di Giorgio Pontrelli, narra una storia autoconclusiva
collocata cronologicamente dopo il redde rationem tra lo Zingaro ed Enzo
Ceccotti. L’albo non contiene spoiler, avvisa prudentemente Recchioni nella
prefazione, quasi a rassicurare quei lettori che, incuriositi, vorranno andare
a vedere il film.
L’ARTE DEL RICICLO, IL TIE-IN E LE SUE FUNZIONI
Che cos’è allora il Tie-In? E che utilità riveste per un produttore e un editore? Il Tie-in è un’opera d’intrattenimento
derivativa, che può contenere il protagonista, l’antagonista o un personaggio
minore della storia, può mostrare quello che è avvenuto prima delle vicende
raccontate o narrare lo stesso episodio da un punto di vista diverso. Talvolta
si sofferma sull’ambientazione originale, esplora una linea inedita o cura
aspetti secondari della narrazione. Immaginate i libri di Saviano, Camilleri,
Faletti o Tamaro, e i film di Benigni, Zalone, Sorrentino e Garrone, che
generano un fumetto. Se un brand di successo ha qualcosa di speciale si "ricicla" la sua dimensione emotiva. Non parliamo di remake. Non si tratta semplicemente
di garantire la profittabilità di opere già popolari.
Il Tie-in si propone di trasmettere
il quid unico, il marchio inconfondibile dell'originale. In questa logica
comunicativa, la graphic novel in libreria e il fumetto in edicola faranno da
apripista per il merchandising dell’opera, contribuiranno ad alimentare la
brand identity e instaureranno una relazione empatica con i fruitori.
Questo vuol dire che oggi
una affabulazione dispersa e frammentata ha cambiato la concezione stessa del
narrare. L’innovazione di plot multipli e intrecciati ha reso più semplice e
fecondo il trasferimento di materiale narrativo da un format all’altro e la
circolazione di storie tra media ha allentato la nozione di chiusura stabile e il
tradizionale concetto di opera autosufficiente.
LETTERATURA E CINEMA RIVIVONO
NEL FUMETTO
Degno di nota è l’adattamento a fumetti dei primi quattro
romanzi dello scrittore napoletano Maurizio De Giovanni. Il Commissario
Ricciardi, membro della squadra mobile della Regia Polizia, e dotato
della capacità di percepire le ultime sensazioni delle vittime, si muove nella
Napoli fascista degli anni ’30, ricreata dalle matite di Bigliardo, Stellato,
Nespolino e Siniscalchi.
La mini serie a colori è stata sceneggiata da Claudio
Falco, Sergio Brancato e Paolo Terracciano, ed esce nella collana “Romanzi a
fumetti” della Bonelli Editore. L’adattamento a fumetti da una parte condensa
l’opera originale con la plastica sintesi delle vignetta, dall’altra parte con
il supporto della grafica espande le storie, ne aumenta la potenza visionaria e
fa perno sul singolare ritmo della narrazione disegnata.
In occasione
dell’uscita di Smetto quando voglio. Masterclass
Recchioni, affiancato da Giacomo Bevilacqua, realizza uno spin-off ispirato
al film. Il fumetto, composto da 40 pagine in formato 17x21, viene distribuito con
la Gazzetta dello Sport al costo di 2,50 euro e proposto con una variant cover
disegnata da Zerocalcare. I protagonisti del fumetto sono il team di
ricercatori del film, giovani laureati disoccupati, ai quali è data una breve
avventura collaterale, in cui devono scovare una smart-drug di nome Variant.
IL FUMETTO COME MARKETING E FORMA ALTERNATIVA DI RACCONTO
Il ragionamento degli
uffici di marketing è che esiste sul mercato una nicchia di lettori di fumetti,
i nerd invecchiati, i 120 mila lettori al mese di Topolino, i 100 mila di
Diabolik, i 190 mila di Tex Willer, i 110 mila di Dylan Dog, e gli oltre 250
mila lettori degli albi Bonelli, che costituiscono un target a cui attingere a
piene mani.
Nel contempo l’obiettivo
dichiarato è di coinvolgere la fascia dei 16-25enni, giovani e giovanissimi, visitatori
di fiere, amanti di forme comunicative fresche e immediate e frequentatori
assidui di sale cinematografiche. Sono i cosiddetti Millenials, quelli che si
esprimono attraverso fan-fiction e web-serial. Parallelamente persino il
pubblico meno avvezzo al fumetto può essere incuriosito dai disegni.

L’ideale, aggiungo io,
è che il fumetto derivato però cammini con le sue gambe, non sia il mero clone
o l’appendice di un’arte giudicata inferiore. Perciò il fumetto si dovrebbe
leggere come un racconto autonomo.
Le serie disegnate di saghe come Star Wars e di Aliens, ad esempio, sono creazioni indipendenti, espandono gli universi
cinematografici e raccontano con mezzi peculiari del medium frammenti di una
vasta epopea fantascientifica, senza avere un rapporto ancillare con il
prototipo.
Sia detto qui per
inciso che l’estetica del fumetto poggia sull’ellissi e richiede – al contrario
di quel che si crede – uno sforzo di ricezione maggiore al lettore, impegnato
in un rapporto di intensa decifrazione con balloon e disegni. L’adattamento a
fumetti allora dovrebbe essere concepito come una storia matura, una voce dal
timbro diverso, e si vorrebbe vedere più coraggio da parte di penne e autori di
fumetti a cogliere una prospettiva nuova dell’originale.
Il Tie-in non è solo
un formidabile volano di sfruttamento commerciale, ma permette di allargare la
visuale di una arena e la profondità delle idee e di illuminare punti lasciati
oscuri, allarga i confini dello story-telling e compie il miracolo di
resuscitare un personaggio che il lettore desidera continui a vivere, ancora
per un’altra puntata.
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