martedì 3 luglio 2012

COME DIVENTARE UNO SCENEGGIATORE DI SUCCESSO, VENDERE MILIONI DI COPIE E AFFERMARSI NELLA REGIA

Qual è il segreto del successo? Per un regista e per uno scrittore, di film o di libri, esiste un solo modo per farsi strada nella vita professionale. Semplice e elementare, è una qualità che pochissimi possiedono. 
Molti professionisti della pagina scritta o del cinema concordano nel ritenere il talento, l’abilità personale, la capacità di creare delle emozioni con i mezzi di cui si dispone, come un’indubbia e ovvia qualità. Esseri bravi nel proprio campo facilita la possibilità che un lavoro venga preso in esame e poi accettato dalla comunità. Se non si eccelle, non si farà mai colpo e non si verrà notati dalle persone che contano. Allora perché i primi romanzi di Camilleri sono stati cestinati, prima che salissero in classifica come i più venduti? E perché il noto esordio di Patricia Cornwell, Postmortem, è stato rifiutato da nove case editrici, pochi anni prima che l’autrice firmasse un contratto da 24 milioni di dollari per la trilogia di Scarpetta? La ragione è evidente: la miopia di chi seleziona le opere. Ne discende però un corollario, che qui ci interessa: il talento non fa necessariamente di un autore una persona vincente. Pensate se Camilleri e la Cornwell si fossero arresi, persuasi dai loro denigratori di non essere minimamente adatti alla narrativa, e se demoralizzati avessero deposto la penna … Per fortuna non è stato così. La caparbietà dello scrittore siciliano e la determinazione della longseller americana hanno fatto sì che i loro romanzi non restassero in un cassetto ad ammuffire e i due autori fossero conosciuti da lettori in tutto il mondo.
Inutile girarci intorno. La strada verso il successo è costellata di tentativi, di fallimenti, di crisi in cui si arriva a mettere in dubbio le proprie capacità. Una mente geniale, uno a cui la natura ha dato la potenza immaginativa di uno Shakespeare, non è per forza di cose in grado di elaborare la delusione conseguente ad un rifiuto di una casa editrice o di una casa cinematografica. Il genio non sarà automaticamente al riparo dall’angoscia del precariato, dall’inclinazione alla tristezza, dalla chiusura in se stessi e dai pensieri ossessivi che possono minare la stabilità e impedirgli di continuare a provare e riprovare nel suo tortuoso percorso. Non era affatto scontato che un film come Duel potesse piacere ad un distributore importante o che le pagine di Clandestino convincessero il lettore di una casa editrice di tascabili. E ci saranno stati momenti di sconforto nella vita di Spielberg e in quella di Ellroy, momenti in cui entrambi faticavano a farsi conoscere, momenti in cui si chiedevano “dove sto andando?” e si davano la grama risposta “forse sto perdendo tempo, è meglio lasciar perdere”. Poi però hanno controllato le loro tempeste emozionali, non hanno mollato, si sono infusi grinta e coraggio, hanno ripreso in mano la loro vita.
Lo scrittore e saggista americano James Baldwin è fortemente convinto che il talento sia insignificante per diventare un romanziere. «Conosco molti falliti pieni di talento. Ci vogliono disciplina, amore, fortuna, ma soprattutto capacità di resistenza».

Un grande come Proust disse con una battuta fulminante che per la letteratura il dieci per cento è costituito dall’ispirazione, il restante novanta per cento è “traspirazione”. E potremmo citare decine di scrittori che esaltano il lato pragmatico assai più di quello artistico, e trovano che - a discapito dello stile o della “voce” - conti più la tecnica, le facoltà di autopromozione, la tenacia di seguitare a presentare il proprio lavoro con faccia tosta a chiunque e soprattutto l’addestramento a ricevere i tanti “no, grazie” (spesso privi del grazie) a cui inevitabilmente la sorte porrà davanti un potenziale Flaiano che tenta di sgomitare tra salotti letterari e cinematografari.      
Steven Spielberg ci racconta meglio di chiunque altro la fatica improba di chi si affaccia nel mondo di celluloide e si muove in un ambiente sordo e ostile alle novità. «Quello che i giovani scoprono è quanto sia difficile trovare le persone giuste a cui mostrare quel che si è fatto. Ma questo fa parte dell’allenamento – piedi stanchi, sofferenza, delusioni. Ricevo un sacco di lettere da giovani che dicono “Ho fatto quattro film. A chi lo posso far vedere? Non sembrano interessare a nessuno”. E non interessano a nessuno. Nessuno è interessato, nessuno è ricettivo. Io ho faticato l’iradiddio per mostrare qualche mio film. In buona parte si tratta di fortuna, e in buona parte si tratta di desiderarlo tanto che sareste capaci di strappare la porta dai cardini perché si apra. Ma è lì che arriva il lavoro duro. Vendere te stesso. Vendere te stesso è la cosa più difficile del mondo – ancora più difficile di fare film, quando si è all’inizio.»
Al contrario, si può peccare in arroganza, in inutili trionfalismi, in mancanza di consapevolezza dei limiti. Chi riporta la vittoria in una battaglia può illudersi di aver vinto la guerra e risvegliarsi dopo una amara doccia fredda. L’eccesso di ottimismo è dannoso, se ingiustificato e se appanna le proprie prestazioni. Un esempio nel campo sportivo è la prova deludente dei vari SuperMario, Capitan Orgoglio, Pirlo il Fenomeno, e tutti gli altri componenti della squadra che ha battuto una incolore Germania. All’indomani del 2-1 rifilato ai tedeschi, tutti i quotidiani hanno sollevato i nostri giocatori al rango di eroi epici e il clima che si respirava nella compagine azzurra era di gratificazione alle stelle e irrazionale euforia. La nazionale non era più in grado di interpretare la situazione, aveva già vissuto la sua estasi ed era scarica emotivamente. Perciò alla prima difficoltà è crollata e si è fatta stendere al tappeto dagli spagnoli, uscendo dal campo in uno stato di svuotamento e confusione mentale.    
Tornando all’artista, che sicuramente guadagna meno di un calciatore ma forse ci interessa di più, quello che si ricava da questo breve quadretto è che la sua dote maggiore, la dote richiesta dalla competitività e dalla completa sregolatezza del mercato intellettuale, sia grosso modo la propria perseveranza. Un mix di entusiasmo, obiettività, autocontrollo, forza morale, ottimismo, energia, fiducia nelle proprie possibilità e capacità di auto-motivarsi fa fruttare i piccoli semi che il talento coltiva e li trasforma in una pianta sana e vigorosa. Sono il concime, il potenziatore di ogni virtù razionale. Senza questi elementi non si va da nessuna parte.  
Chi ha una concezione del genio come un dato genetico immodificabile dall’esperienza deve assolutamente ricredersi. Persone geniali falliscono nello stesso settore in cui persone creativamente meno dotate riescono a esaltare le loro modeste prestazioni. I meno dotati magari possiedono una etica culturale del lavoro e razionalizzano tempo e energie, per forgiare con le proprie mani un destino favorevole.
Secondo i moderni studi della neuroscienza il fattore vitale del successo resta l’ostinazione, che dipende da alcuni tratti della personalità e dall’intelligenza “emotiva”. Gli studenti americani di origine asiatica ad esempio raggiungono statisticamente un’alta percentuale di carriere prestigiose, come sportivi, come avvocati o come scienziati, perché hanno un atteggiamento mentale diverso dal resto della comunità. Sono convinti che chiunque possa ottenere buoni risultati, purché si impegni a dovere. Si applicano con modestia e spirito di sacrificio per decine di ore al giorno, finché non riescono. Sono abituati a non arrendersi. Il loro ragionamento è questo: “se non arrivo all’obiettivo che mi sono prefissato, vorrà dire che mi alzerò prima e mi darò da fare per raggiungerlo. Se questo non basta, dedicherò ancora più tempo ad esso”.
L’intelligenza “razionale e analitica”, quella per intenderci dei test di QI, non offre nessuna garanzia per superare le difficoltà dell’esistenza e per rialzarsi da terra dopo una brutta caduta.
Il consiglio all’aspirante artista è di avere la forza di sperare e di aggrapparsi ai propri sogni come se fossero reali. Lottate per raggiungere la meta. Insistete, insistete e insistete. Sopportate un duro programma di allenamento, come se foste atleti della penna o della macchina da presa. Perseguite un obiettivo fino in fondo, nonostante le inevitabili frustrazioni. Regolate gli stati d’animo cercando di non farvi del male in un accanimento ossessivo e maniacale. Evitate che le fonti di paura e sofferenza psicologica vi distolgano dalla concentrazione necessaria per creare opere nuove e originali. E così, dopo tutto questo sgobbare… vi godrete i vostri frutti!