martedì 17 luglio 2012

MATERA – UNA CITTA’ CINEMATOGRAFICA PER ECCELLENZA

Se avete qualche giorno di vacanza e volete immergervi nelle atmosfere affascinanti del Sud; se siete un regista che pretende una scenografia naturale di grande effetto per uno spot pubblicitario, se siete un location manager che cerca un ambiente selvatico e ancestrale per le sue riprese, se volete percorrere i luoghi calpestati da Mel Gibson e Richard Gere… Matera fa per voi! Una cittadina immobile nel tempo che è un set cinematografico 24 ore su 24.



“La prima volta che ho visto Matera, ho perso la testa, perché era semplicemente perfetta”, ha detto Mel Gibson a proposito del luogo dove ha girato La passione di Cristo (2003). “Alcune parti della città sono antiche di duemila anni e assomigliano tantissimo al paesaggio che doveva esserci in Giudea. L’architettura, le rocce e il paesaggio circostante ci hanno fornito uno sfondo eccezionale”. Così per ben cinque mesi i caratteristici rioni Sassi e il vicino paese di Craco, una sorta di villaggio fantasma, hanno assunto per una produzione hollywoodiana l’aspetto dell’antica Gerusalemme e sono stati trasformati in un enorme set dove è stato raccontato Gesù (Jim Caviezel) nella sua vulnerabilità di uomo, con particolari efferati e uno stile quasi horror.

Ma Matera – con l’ineguagliabile scenario di pietra che offre – era già da anni in cima alla lista dei location manager di tutto il mondo, per il suo essere fuori dal tempo, per la sua grande intensità emotiva, per il suo senso mistico e panico, per la campagna che la circonda, fatta di terra impervia e di solitudine montanara. Ed ecco perché ha rappresentato il paesaggio ideale per il cinema d’autore e per numerose parabole di carattere spirituale e religioso, oltre che lo sfondo inquietante per tante storie forti, sanguigne e melodrammatiche.

I Sassi sono un complesso di case scavate nella pietra in cui le famiglie materane hanno vissuto dalla preistoria sino alla modernità assieme al bestiame, in promiscuità e in condizioni malsane. Definite da De Gasperi “la vergogna d’Italia”, queste abitazioni umide e maleodoranti, che fungevano anche da cantine e da stalle, sono state evacuate negli anni Sessanta per evitare i frequenti focolai di epidemie. La loro riscoperta da parte dei tour operator e la inattesa “fortuna” del posto è abbastanza recente. Infatti, grazie al ritrovamento nel ’93 di una cisterna di acqua risalente al Seicento, l’intero complesso è stato promosso a Patrimonio dell’Unesco per la sua capacità di rappresentare un ecosistema urbano e per l’esempio di accurata utilizzazione di risorse come acqua, suolo ed energia. Verso la fine degli anni ‘90 Matera, fino a quel momento ignorata e sottovalutata dalle agenzie di viaggio, è stato inserita nelle rotte del grande turismo internazionale.

Per chi voglia semplicemente soggiornare a Matera, consigliamo senza ombra di dubbio il b/b “la casa di Ele” (60 euro per la stanza doppia, http://www.lacasadiele.it), dove potrete dormire in una camera padronale di un centralissimo e magnifico palazzo del Settecento e dove potrete conoscere la quintessenza dell’ospitalità lucana. I due proprietari della struttura, gentilissimi e attraversati entrambi da una vena artistica, vi accoglieranno come figli e vi prepareranno una colazione a dir poco sontuosa.
   
Invece per visitare il Sasso Caveoso, il quartiere più affascinante e antico della cittadina, che d’estate è preferibile vedere alle ore 21 o alle 22 per godere di un maggiore fresco, è necessario a nostro avviso un servizio di guida, che per 15 euro a persona vi fornirà dettagliate spiegazioni sulla nascita del borgo e sulla sua storia in una piacevole passeggiata indietro nel tempo. Nicla (www.niclatouring.org) e Enzo (www.materaturisport.it) sono le due guide che vi segnaliamo per l’indimenticabile itinerario culturale attraverso il “paesaggio culturale”. Il Sasso Caveoso, disposto come uno scenografico anfiteatro romano, con le case-grotte che scendono a gradoni, rappresenterà uno spettacolo inedito per i vostri occhi, mostrando le antiche tombe di un cimitero preesistente, il villaggio del periodo neolitico, l’habitat di una originale civiltà rupestre, la sistemazione urbana medioevale e infine il degrado igienico e sociale dell’Ottocento fino allo sfollamento disposto negli anni Cinquanta con una legge nazionale.

Quanto al mangiare i piatti tipici della Basilicata, la spartana Antica Trattoria Lucana (25/30 euro a persona, www.trattorialucana.it) credo non abbia rivali, con le sue portate semplici ma genuine, come la purea di fave con funghi, le fettuccine alla campagnola ribattezzate ‘alla Mel Gibson’ (che pare ne andasse pazzo), i bocconcini di vitello alla lucana, la grigliata mista di carne tenerissima e la torta della casa di ricotta fresca.

Per un veloce spuntino a base di una pizza fragrante o per l’acquisto del famoso pane di Altamura (che è lo stesso identico sfornato a Matera, che non ha saputo crearsi un logo altrettanto noto) un riferimento sicuro è l’economica panetteria all’angolo di piazza Vittoria, vicino alla fontana.  


Ma lasciamo stare le cose profane e torniamo al cinema e a chi desideri respirare l’atmosfera dura ed epica dei Sassi, oppure a chi, per motivi di lavoro, intenda scovare una location unica al mondo. Il silenzio di quelle originalissime case, abitate fino a 50 anni prima quando certo non offrivano concessioni al superfluo e che oggi sono deserte, la completa assenza di abitanti, la sospensione temporale, il profondo impatto emotivo dell’agglomerato che si staglia nella pietra, il suo ascetismo primitivo offrono infatti uno scenario perfetto per le storie di un passato arcaico, per le ricostruzioni di antichi villaggi ma anche per le atmosfere più “nere” e maledette, così come per film onirici, surreali o dai toni fantasy. La filmografia che può vantare Matera è decisamente imponente, in virtù della magia che sprigiona il suo abitato cristallizzato nel tempo.  

La Settima Arte ha iniziato a corteggiare Matera con il drammone popolare di Mario Volpe Le due sorelle (1950). Poi è stata la volta de La lupa (1953) di Alberto Lattuada, dove la Matera degli anni Cinquanta sostituisce alla bisogna la Sicilia dell’Ottocento. Luigi Capuano vi ambienta Il conte di Matera (1957) e Luigi Zampa vi fa muovere un impacciato Nino Manfredi in Anni ruggenti (1962) fingendo che la cittadina della Basilicata sia la pugliese Ostuni degli anni del fascismo.

Interessante è l’esperienza di Brunello Rondi con Il demonio (1963), che annovera tra i suoi attori Frank Wolff. E’ la tragica storia di una contadina lucana, Purif, che per ignoranza viene creduta una strega dal suo popolo ed è più volte violentata. Puriff trascorre la sua ultima notte con l'uomo che ama e che al mattino la uccide credendola la responsabile delle sue disgrazie.

Matera però è nota soprattutto per aver incarnato più volte il ruolo di Gerusalemme. Comincia Pier Paolo Pasolini a sfruttarla come controfigura del teatro della morte di Cristo con Il vangelo secondo Matteo (1964), in cui l’intellettuale friulano affida la parte della Madonna alla madre e quella di Gesù a Enrique Irazoqui. Molte sequenze sono girate con la macchina da presa a mano e restituiscono la brutalità realistica della crocefissione; altre per contrasto sono improntate ad una elegia estatica e si ispirano alla pittura quattrocentesca. Rifiutando l’iconografia tradizionale, Pasolini cattura il mistero del sacro e coglie lo scandalo e la bellezza della parola di Gesù.   

Facendo un piccolo salto avanti negli anni, parlando con i vecchi del posto, sono in molti a ricordarsi la bellezza prorompente e carnale di una giovane Sofia Loren - non ancora mummificata e siliconata - che alloggiava nel miglior albergo di Matera per le riprese di C’era una volta (1967), un film di genere fantastico, ispirato a Lo cunto de li cunti dello scrittore seicentesco Giambattista Basile.

Indimenticabile è Allonsanfan (1974) dei fratelli Taviani, in cui si tenta una ambiziosa rilettura esistenziale e politica del tentativo fallito da Pisacane di sollevare le masse del Sud. Un ispirato Marcello Mastroianni è un nobile milanese che durante la Restaurazione, nel 1816, diventa fervente rivoluzionario da salotto, salvo poi tradire la causa e far uccidere i suoi compagni.

Il paese della Lucania dove è ambientato Cristo si è fermato ad Eboli (1979) è ancora una volta Matera. Fedele trasposizione del romanzo di Carlo Levi, il film racconta la vita al confino di un medico antifascista costretto nel 1935 a soggiornare lontano dalla sua Torino.

Bruce Beresford si lascia tentare dal tema biblico e grazie ad una produzione plurimiliardaria narra le vicende di David, futuro Re d'Israele, nonostante la sua umile condizione di guardiano di greggi, in King David (1985). A proposito del flop al botteghino, l’attore principale, Richard Gere, in un'intervista dirà : "E’ vero, è stato un mio insuccesso, ma lo rifarei da capo, perché mi ha fatto scoprire una città straordinaria come Matera, che altrimenti non avrei mai visitato."
 
I fratelli Taviani tornano a Matera per girare Il sole anche di notte (1990), dove un nobilotto lucano rinuncia alla sua promettente carriera e si dà all’ascetismo, ma non riesce a trovare la pace neppure nella solitudine e viene messo alla prova dai tentativi di seduzione di una sensuale pellegrina.
 
Con L’uomo delle Stelle (1995), candidato agli Oscar quale miglior film straniero, le case-grotte acquistano la fisionomia di un paese siciliano, dove nel ’53 approda un piccolo truffatore (Castellitto) che fa provini per il cinema promettendo il successo, mentre invece cerca solo di spillare quattrini a chi sogna una carriera in celluloide. Ma i rimorsi per aver tradito le speranze di tanta povera gente lo ossessioneranno.   
 
Di questa lunga carrellata di film, che include tra l’altro L’albero di Guernica, Tre fratelli, Volontari per destinazione ignota, il malinconico Del perduto amore (1998) di Michele Placido e l’adrenalinico e fumettistico Terra Bruciata (1999), ricordiamo ancora Il rabdomante (2005), una storia drammatica e dalle tinte fosche, in cui un isolato schizofrenico scopre di avere doti prodigiose e aiuta i contadini nella ricerca dell’acqua, ma si scontra con gli interessi di un malavitoso.
    
Chiudiamo la filmografia materana con un’altra produzione hollywoodiana che qui ha fatto tappa. The Omen – Il presagio (2006), un horror di John Moore, spaccia la cittadina lucana per Israele e racconta le traversie di un diplomatico americano e di sua moglie che adottano un bambino senza sapere che questi è l’Anticristo. Per arrestare la catena di accadimenti bizzarri e morti inspiegabili che circondano la crescita del bambino, David Thewlis si reca alla tomba della madre naturale del bambino, in un villaggio polveroso e inospitale, mentre il fotografo che l’accompagna viene decapitato dalla caduta di una vecchia insegna di un locale. L’uomo porta il bambino in una chiesa per ucciderlo ma la polizia lo ferma con dei colpi di pistola. Damien è condotto via dagli agenti, sano e salvo, ma si gira verso la telecamera e sfoggia un sorriso inquietante.

L’uscita del lungometraggio non ha segnato la fine del mondo e il maligno non ha intaccato di una virgola le pietre dei Sassi. Matera è ancora lì, assorbita nel suo incantesimo, pronta a incarnare un mondo immobile e metafisico per il cinema e ad essere visitata da schiere di turisti affascinati dalla sua essenza fiabesca.