lunedì 28 gennaio 2013

UN LETTO DI OSSA... NON METTERA' A DORMIRE KAY SCARPETTA!



In attesa di vederla al cinema, incarnata da Angelina Jolie, 
Kay Scarpetta arriva alla ventesima avventura letteraria. 
La celebre anatomopatologa forense torna con l'ennesimo caso.
A febbraio esce LETTO DI OSSA, l’ultima fatica di Patricia Cornwell, ma…

“Kay Scarpetta non andrà in pensione” Parola di Patsy Cornwell!

Passione per la scienza e introspezione psicologica sono i punti di forza della serie gialla. Ma ecco svelati per la prima volta i segreti della Cornwell, i passi falsi di una travagliata carriera e le strane alchimie della sua officina di scrittura.




Febbraio si preannuncia un mese assai intenso per le novità di grandi scrittori stranieri: John Grisham, The raketeer; Lee Child, Una ragione per morire; Manuel Vasquez Montalban, La bella di Buenos Aires; Don Winslow, Morte e vita di Bobby Z; Alicia Gimenez Bartlett, Nessuno deve sapere; Jo Nesbo, Il cacciatore di teste. Tra i gialli e i thriller di prossimo arrivo spicca Letto d’ossa (Mondadori, 18 euro) che segna il ritorno di Patricia Cornwell alla sua eroina letteraria Scarpetta.



Proclamata da più parti la “regina del giallo”, la Cornwell ha tenuto i suoi lettori col fiato sospeso e ha venduto più di 100 milioni di copie in tutto il mondo.

Oggi la scrittrice è diventata una macchina per fare soldi, è a capo della Cornwell Enterprise, ha un esercito di collaboratori e ogni natale che dio mandi in terra sforna un libro destinato a entrare nella classifica statunitense.

Ma chi c’è dietro questa implacabile “officina” di gialli? 



BIOGRAFIA ED ESORDI

Abbandonata dal padre, allevata da una madre emotivamente fragile, Patricia viene data in affidamento a una coppia di coniugi protestanti. Soffre di anoressia e al college si infatua del professore, che poi sposa. Ha sbalzi d’umore e disturbi bipolari. Intraprende la carriera giornalistica e scrive articoli di cronaca nera. E’ assunta come redattore tecnico, e poi come analista informatico, presso l’ufficio di medicina legale della Virginia. I suoi primi tentativi di pubblicare gialli con un protagonista maschile vengono rifiutati. L’agente letterario le suggerisce di riportare le sue esperienze quotidiane all’obitorio. All’istituto di medicina Patricia conosce la dottoressa Marcella Fierro. Si ispira a lei per la sua eroina, Kay Scarpetta, e deve alla frequentazione del medico legale di Richmond le conoscenze che le serviranno per il suo esordio. Dopo altri rifiuti editoriali, riesce a pubblicare nel ‘90 Postmortem in cui trova cittadinanza artistica un anatomopatologo, e per giunta donna. Kay Scarpetta è una emancipata professionista che alterna il camice delle autopsie a vestitini intonati con la sua chioma bionda. Per la storia del poliziesco è una rivoluzione. Non c’era mai stata prima di allora attenzione all’aspetto tecnico e scientifico della detection e non aveva mai trovato posto in un libro un’eroina così sicura di sé e che si abbandona a divagazioni personali e riflessioni sul mondo maschile e sui rapporti umani. La narrazione è in prima persona e rende ancora più plastico il punto di vista della donna, io narrante e decisivo fulcro della vicenda.  





LA MODA DELLA SCIENTIFICA

Da quel momento ci sarà tutta una fioritura forse anche eccessiva di medici legali in gonnella (dalla Temple di Katy Reichs alla Allevi di Alessia Gazzola) e un interesse per l’investigazione scientifica che non ha precedenti. La fortuna letteraria di Scarpetta influenza anche l’universo delle serie televisive e dalla fine degli anni ’90 serie come CSI – Scena del crimine e poi Csi Miami e Csi New York prendono spunto dall’universo della Cornwell. Il credo di Gil Grissom è che la scienza non sbaglia e bisogna estraniarsi dal fattore umano per risolvere un caso. Nasce la convinzione che un criminale lasci sempre una traccia biologica e la Scientifica sia in grado di raccogliere qualsiasi genere di prove sulla scena di un delitto. Come dichiara la stessa Cornwell, “sono telefilm che hanno cambiato il pubblico, non sempre in positivo. Di sicuro è più competente, e questo per chi scrive diventa una sfida. Ma mi è capitato anche di fare dei sopralluoghi con la polizia per scoprire che i vicini di casa avevano raccolto le prove del delitto sistemandole nei sacchetti del freezer. Addirittura etichettati, così come si vede in tv! Con conseguenze nefaste sulle prove e, soprattutto, sui processi”.

E ancora se la prende con i telespettatori: “Quando sono chiamati a fare i giurati, pensano che un caso possa essere risolto in un'ora. È pericoloso. È come chi pensa che Star Trek rifletta il modo in cui funziona l’aviazione. Sono stata contattata per questo tipo di produzioni, ma non sono tagliata per questo genere di cose. Quello che mostro nei miei libri è tratto dall’odierna realtà scientifica. Se cominciassi a usare dei gadget o degli strumenti che non esistono, i miei lettori si sentirebbero presi in giro”.



I LIBRI IMPERDIBILI

Nel giro di pochi anni la Cornwell pubblica Oggetti di reato (1991), Quel che rimane (1992),  Insolito e crudele (1993), La fabbrica dei corpi (1994) e Il cimitero dei senza nome (1995).

La popolarità di Scarpetta alimenta senza volerlo la fiducia nei poteri illimitati della Scientifica. I suoi libri coltivano l’illusione che la scienza sia infallibile e recano una impronta neo-positivista secondo cui il mondo può essere dominato o comunque controllato dall’intelletto umano.



Questo è anche il periodo più brillante della sua carriera. La stagione in cui la regina del “thriller medico legale” perfeziona e affila i suoi strumenti: suspense, intrecci ben sviluppati, dettagli dei processi investigativi, una prosa serrata, la voce narrante di una donna in un ambiente rigidamente maschile, descrizioni psicologiche mai banali, qua e là qualche sferzata ironica, un ritratto vivido della middle class e di una metropoli violenta e imprevedibile.

Ad oggi le vette più alte della saga di Scarpetta sono senza dubbio Quel che rimane e Insolito e Crudele, con cui vince il Gold Dagger Award. Due pietre miliari che prendono spunto da veri crimini commessi nella Virginia. Capolavori insuperabili che non dovrebbero mancare negli scaffali dei patiti del poliziesco. 

E’ una letteratura che va al di là del semplice ragionamento enigmistico. Una letteratura che descrive la metropoli come una giungla, come luogo di solitudini inquietanti che sfociano nella follia. Le vittime sono persone qualunque che hanno la disgrazia di incontrare un sociopatico. L’assassino è il ragazzo della porta accanto, spazzato via dall’individualismo degli anni Novanta. La cultura ipercompetitiva produce la ricerca parossistica del migliore. C’è chi ce la fa, come Scarpetta, che quotidianamente si scontra con invidie e gelosie dei colleghi. E chi soccombe, come il serial killer che si sente perdente e compensa la sua frustrazione uccidendo gli altri.  



ESPERIENZA NEL CAMPO

Nell’epoca del fact checking (la verifica a cui vengono sottoposte le affermazioni dei politici, ad esempio, in Italia ancora poco in voga), la Washington Academy of Sciences ha da poco inaugurato una sorta di “bollino” per certificare la plausibilità scientifica delle azioni, delle investigazioni, delle tecnologie, sempre più complesse, implicate nella narrativa di genere giallo. Ebbene, la Cornwell è tra le gialliste meglio documentate e non teme affatto una “prova verità” sul fatto che esista il dato software, sia verosimile la data arma, possa essere congrua una particolare morte che vengono raccontate nei suoi libri, perché la stessa Cornwell è una maniaca del realismo ed una grande esperta della materia. L’accuratezza con cui descrive il lavoro della dottoressa Scarpetta si accompagna ad una ricerca sul campo da parte della scrittrice e a una conoscenza diretta di strumenti forensi e tecnologie informatiche. L’occhio clinico della specialista si sofferma spesso sui particolari di indagini, strumentazioni e metodi degni di nota. Alla stesura dei suoi romanzi la Cornwell alterna la consultazione di esperti di criminologia e di patologia applicata a Quantico, sede dell’Fbi e la frequentazione di una scuola di investigazione sugli omicidi effettuati a Baltimora.

Dichiara a proposito: “Preferisco passare il tempo con coloro che risolvono i crimini piuttosto che con quelli che li commettono.” Lavora in coppia con un detective della polizia e col maggior antropologo della East Coast, Bill Bass. Studia la decomposizione dei corpi. Sperimenta gli effetti della morte e apprende tutte le moderne tecniche della Scientifica. Acquista una collezione di pistole per capirne il funzionamento. La materia di cui parla la prende molto sul serio. L’anatomopatologa è ammantata di una sorta di potere sacerdotale. Un’aurea religiosa. Scarpetta è capace di attingere informazioni dai cadaveri perché conosce “il linguaggio dei morti”. 

La Cornwell incontra alcuni serial killer all’interno del carcere. Ma ammette che non bisogna lasciarsi coinvolgere troppo. Per dirla con le sue parole: “se ceni con il diavolo, usa un cucchiaio con il manico lungo”. E lei ne ha usato uno lunghissimo.



AMORE PER I PERSONAGGI

Ma al di là della plausibilità e del sapore di verità che si respira nelle sue pagine, qual è il segreto del successo? Come è nato un fenomeno di dimensione planetaria? Perché tanti lettori si sono affezionati ai romanzi di Scarpetta?

La Cornwell ama i suoi personaggi e li conosce come se fossero reali. Lei lo chiama passare attraverso lo specchio. “Io devo andare dall’altra parte oppure i personaggi non mi parlano”.

Di qui quell’inconfondibile tocco femminile nel tono e nell’understatement, le bellissime digressioni sulla vita dei personaggi, il racconto del loro privato, le note di colore, insomma, tutto quello che sta “sotto” o “sopra” la scrittura e non sta esattamente in “mezzo”. 

Prendiamo ad esempio come, nel pieno di un’inchiesta, inizia a parlare del passato della protagonista.

Avevo sempre desiderato passare inosservata, mescolarmi agli altri, ma ero sfavorita per svariati motivi. In tutto il paese, erano poche le donne che di professione facevano il medico legale, il che spingeva i giornalisti a mostrare una tenacia insolita quando si trattava di puntare una telecamera su di me, oppure cercare di ottenere una dichiarazione. Mi si riconosceva facilmente perché ho un aspetto “notevole”, sono “bionda” e “attraente” e Dio sa quali altri appellativi mi sono stati dati sulla stampa. I miei antenati vengono dall’Italia settentrionale dove sono molte le persone bionde dagli occhi azzurri che discendono dai popoli della Savoia, della Svizzera e dell’Austria.



Per l’autrice di Miami scrivere rappresenta la possibilità di avere un contatto diretto con le sue creature. Molti personaggi sono tratti dalla vita reale o ne conservano un’impronta caratteristica, come accade con Lucy, la nipote omosessuale di Kay. La Cornwell afferma in una intervista che la creazione letteraria è “come avere una relazione” con qualcuno. Ogni volta che ritocca i suoi personaggi, dice a se stessa: “Li metto sulla pagina e loro siedono a tavola e parlano tra loro, ma io non li sento realmente. Non posso dire quello che sentono. E’ come se mi stessero tenendo in disparte ed io non lo apprezzo. Allora li avverto: Attenti! O mi mettete al centro della vostra attenzione o vi cancello”.

Ad ogni passaggio narrativo, a ogni spostamento della sua eroina l’autrice si chiede che cosa prova. “Cerco di mettermi dentro Scarpetta”. E l’identificazione è totale.

Nonostante il suo status di celebrità, le relazioni più autentiche che ha la Cornwell sono con i protagonisti dei suoi gialli. La scrittrice si attacca alla bottiglia, sperpera denaro, si circonda di guardie del corpo, soffre di crisi maniaco-depressive. Si convince che tutta la gente che le sta attorno è interessata ai suoi soldi. Scrivere è la sua unica medicina. Il mondo di carta, programmato dalla sua fervida mente, è il suo migliore rifugio.    



LA CRISI CREATIVA

La perfetta simbiosi con Scarpetta e con l’intero cast improvvisamente si spezza. Nella seconda metà degli anni ’90 arriva per Patricia un periodo di stanca, di aridità intellettuale e di involuzione stilistica. Da Causa di morte (1996), Morte innaturale (1997), Punto di origine (1998), passando per le prove successive fino a Il fattore Scarpetta (2009) e Autopsia virtuale (2010) la scrittrice sembra aver smarrito il tocco magico. I romanzi incassano, grazie al marketing e alla fama indiscussa dell’autrice, ma i lettori più affezionati cominciano a essere delusi. I meccanismi della trama appaiono usurati e ripetitivi. I personaggi compiono parabole inverosimili. Scarpetta diventa antipatica e perde la sua istintiva empatia. Da un punto di vista stilistico l’utilizzo della terza persona provoca una distanza e una freddezza che gli appassionati non digeriscono. L’abbandono della prima persona coincide con la perdita di emotività delle prime prove e l’acquisto di una certa alterigia. Il nuovo stratagemma linguistico non consente al lettore di immedesimarsi con la sua eroina.  

In parallelo con la deriva letteraria, sul piano privato la “mamma” di Scarpetta si monta la testa. Repubblicana, amica della famiglia Bush, eccentrica miliardaria, fa decine di interventi chirurgici per migliorare l’aspetto, si riempie di botox, passa da un amore omosessuale ad un altro, gira in Ferrari e vola sul suo elicottero prendendo le distanze dalla gente comune. Diventa la gallina dalle uova d’oro per la sua nuova casa editrice, la Putnam, che teme una caduta di vendite quando la Cornwell confessa di essere lesbica. Ma il matrimonio gay con una psichiatra non intacca di una virgola la crescita dei profitti editoriali.        



Pioniera di una delle più sofisticate narrazioni popolari, la Cornwell tenta di staccarsi dal suo personaggio inventando un’altra coppia di detective, Judy Hammer e Andy Brazil, con Il nido dei calabroni (1997) e Croce del Sud (1999) e poi il personaggio di Win Garano, con A rischio (2006) e Al buio (2008), ma non conquista i cuori dei lettori e non ripete il successo di critica ottenuto con Scarpetta. Fa una marchetta pubblicando un libro di ricette La cena di Natale: a tavola con Kay Scarpetta (1998). Si permette una coraggiosa incursione nel reportage di nera con Ritratto di un assassino: Jack lo Squartatore. Caso chiuso (2002). Ma la sua fama planetaria resterà legata a Kay Scarpetta. Che ormai è diventato un marchio di fabbrica e si è ridotto a pura icona.