giovedì 13 febbraio 2014

CREATIVO, SCRITTORE, COMUNICATORE, PRODUTTORE, GRAFICO, ARCHITETTO... ECCO IL TUO UFFICIO A 250 EURO AL MESE

Nell’epoca liquida arriva il coworking, ufficio “anti-crisi”, dove condividere idee, attivare un pensiero produttivo, tenere seminari didattici, creare una start up nel campo editoriale o dell’audiovisivo, fare rete e conoscere esperienze differenti dalla tua. 

Vediamo i vantaggi del coworking per chi vuole (nonostante tutto) fare impresa, e quali costi comporta per un libero professionista una postazione. 

Non è solo una scrivania in affitto. Non è solo un modo “ggiovane” di concepire il lavoro. Il coworking è una vera e propria filosofia di vita. Significa diventare imprenditore di se stessi, scommettere sulle proprie capacità, prendere in mano il proprio futuro. Con tutti i rischi annessi, e le meravigliose possibilità.
Il coworking è un segno di vitalità delle nuove generazioni, che fanno di necessità virtù. Non c’è lavoro, ce lo inventiamo. Gli affitti sono cari, ci prendiamo i nostri spazi e li condividiamo a prezzi stracciati.


LA SOLITUDINE DEL LIBERO PROFESSIONISTA

Se lavori presso un datore di lavoro, hai il tuo contratto e le tue garanzie, disponi di una struttura e godi di un senso della comunità, ma non puoi vivere secondo le tue regole e le tue abitudini. Devi adattarti, insomma, alla vita dell’impiegato.
E se lavori a casa? Appartieni al popolo delle partite iva e quindi avrai meno diritti dei minatori sardi. Sei precario a tempo indeterminato e non hai tutele per malattie, maternità o quant’altro. Puoi essere tagliato fuori dal mercato per una sciocchezza, senza che un notiziario se ne interessi. 
A volte non ti senti neppure di far parte del consorzio civile, perché la società ti bolla come “lavoratore atipico”, contrapponendoti ad una “tipicità” da secoli attribuita ai tradizionali rapporti di lavoro. 
Certo, puoi sempre dire che la tua occupazione tra le mura domestiche ti dona libertà nell’impiego del tempo, ma a lungo andare le fatiche casalinghe ti condanneranno ad affrontare l’infamia della tua diversità e ti condurranno ad un inesorabile isolamento
Lavorare senza uno spazio adeguato rischierà di farti impazzire come Jack Nicholson in Shining. Se non vuoi prendere ad accettate qualcuno o rincorrerlo in un labirinto di neve, la pratica del coworking ti viene in soccorso e finalmente ti farà sentire come “parte di un tutto”. Vincerai la solitudine. Che è umana, professionale ma anche esistenziale.


VOLERE E’ POTERE, E LAVORARE E' ANCHE RECITARE UNA PARTE

Coworking non significa ottenere un contratto da qualche parte. Anzi, vuol dire avere un’uscita fissa, una perdita sicura ogni mese, a fronte di entrate striminzite. E allora perché diavolo io, precario, dovrei pagarmi la scrivania fuori di casa?  
Anzitutto perché avere un ufficio ci serve a ricevere collaboratori o eventuali clienti e poi ci costringe a stabilire orari, cadenze e ritmi di lavoro. Spesso ci regala una concentrazione assoluta. Il lavoratore nomade si pone obiettivi specifici e a volte “pensa in grande”.
Uno spazio di rappresentanza appare essenziale soprattutto nelle attività – come ad esempio quella di avvocato – dove è fondamentale l’immagine che si proietta verso gli altri. 
E poi perché, secondo tante scuole motivazionali e teorie neurologiche, risulta importante l’immagine che si proietta verso se stessi.
Recitare la parte del creativo significa diventarlo. Il pensiero si adegua ai gesti e la finzione diventa realtà. Potrà sembrare bizzarro, ma il nostro cervello si sintonizza sul ruolo che interpretiamo. L’intenzione è anche attuazione. E potete scommetterci che se rafforzate l’intenzione di essere un pensatore, se ad un certo orario state alla scrivania e senza nessuna distrazione vi spremete le meningi, questo vi porterà a produrre centinaia di idee in più.
La fronte corrugata e il mento sulla mano fanno davvero una qualche differenza? La risposta è sì, se è un atteggiamento intenzionale. – ha scritto Edward De Bono, maestro del pensiero produttivo. – E’ stupefacente come a livello fisiologico possa funzionare sul serio. Abbiamo motivo di credere che se si sorride il nostro fisico si adegua e si diviene più sereni. Il segnale diviene realtà. La messa in scena produce un effetto reale.”



STARE BENE NELLA NICCHIA

Nel 2005 alcuni programmatori californiani si erano stancati di incontrarsi davanti al cappuccino (peraltro mediocre) degli Starbucks e hanno pensato di affittarsi loft condivisi. Oggi i coworker Usa appartengono quasi tutti al ramo informatico. In Italia invece, complice la crisi e il rincaro degli affitti, fanno coworking quasi tutte le categorie: sceneggiatori, pubblicitari, ingegneri, giornalisti, fotografi, avvocati, architetti, studenti, imprenditori, creatori di start up, finanziatori e “venture capitalist” di piccole aziende appena nate.
Gli spazi in genere si strutturano attorno a una comunità “tematica”, formando grappoli di colleghi. Si organizzano eventi culturali, meeting, mostre e seminari didattici su un settore specifico. Si punta alla socializzazione e alla messa in campo di nuove opportunità professionali. 
Altro segno distintivo è far circolare best practices per l’ottimizzazione delle risorse e la sostenibilità dell’innovazione.
La tribù non rinuncia al confronto, a incontrare persone dagli stessi interessi e scambiare idee. Si mette in collegamento con il resto del mondo e cerca di vendere prodotti e servizi all’estero, in nome di una globalizzazione culturale prima che economica. La tribù vive di entusiasmo e di passione.
Ecco perché il coworking sta incontrando un notevole successo. Avere una community vuole dire interfacciarsi con un network, condividere valori in un ritrovo sociale indipendente e sviluppare sinergie pazzesche. La nascita di una piattaforma collaborativa favorisce energia positiva e clima elettrizzante e per la prima volta dà importanza, in una società irreggimentata e classista, allo spirito di gruppo più che al mero profitto.
Questo cambiamento epocale ne preannuncia un altro. Il web 2.0 privilegia la circolazione delle idee e nell’Italia di domani (agenda digitale permettendo) gli spazi fisici saranno sempre meno centrali. In futuro conteranno le relazioni online, i nostri imprenditori e i nostri creativi si potranno affacciare in un altro paese con un semplice click ed esporteranno le loro risorse e condivideranno progetti di carattere internazionale attraverso internet.



COME FUNZIONA E QUANTO COSTA IL COWORKING

Il coworking fornisce una risposta pratica e flessibile alle esigenze dei lavoratori indipendenti. Mette a disposizione scrivanie, wi-fi, presa per l’alimentazione, stampante, aria condizionata, riscaldamento, caffè, sala riunioni. E molto altro. Già. Tutto molto figo. Ma a che prezzo?
I costi (a cui va aggiunta l’Iva) sono irrisori, se confrontati con i prezzi degli affitti di locali o del vecchio ufficio stile business center.
Per un’ora di lavoro si va da 2 a 4 euro l'ora. Una giornata di lavoro (9-18, dal lunedì al venerdì) si aggira dai 15 ai 25 euro.
L’offerta FULL TIME, con orari dalle 8 alle 23 ogni giorno, si attesta tra le 195 euro e le 350 al mese.
I PACCHETTI, che prevedono 10 utilizzi saltuari di 4 ore ciascuno da consumarsi entro 3 mesi dalla data di acquisto, costano 110/200 euro.

Si parte da una serie di offerte minime per arrivare ai servizi aggiuntivi. 
I cosiddetti “residenti” ad esempio hanno la possibilità di avere un ufficio indipendente (24 ore su 24, con accesso illimitato e chiavi personali) per 400/500 euro al mese.
Inoltre chi si aggrega ad un network di coworking in genere può usufruire dei vantaggi del lavoro di squadra come, per esempio, l’assistenza legale, l’uso del marchio, la stesura di contratti e manuali, una pagina web, materiale promozionale, l’utilizzo di sale alternative, l’impiego di un commercialista, la linea telefonica personale, la segretaria, la possibilità di una raccolta di corrispondenza.

Hai solo l’imbarazzo della scelta. Sta a te fare la prima mossa!

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