lunedì 30 marzo 2015

INTERNET A KM ZERO: VELOCE, ECONOMICO E AUTOGESTITO

Mentre l’avvento di San Netflix si avvicina e l’agenda digitale sembra accantonata dal governo, in pochi parlano di una nuova possibilità tecnologica che ricostruisce coesione sociale e smantella rendite di posizione di operatori telefonici. 
Il progetto NOINET porta ovunque una sorta di banda larga fai-da-te, una rete di proprietà dei cittadini e una comunicazione libera e a bassissimo costo che viaggia a 10 megabit.

Ci sono gruppi di acquisto solidale per comprare vino, frutta e verdura dagli agricoltori. Ma anche sul fronte delle connessioni digitali esistono forme di cooperativismo sostenute dai cittadini, come NOINET (www.noinet.eu). 
Quest’ultima è una rete autogestita di Internet che si basa su una tecnologia cosiddetta “a maglie”. Progetto partito con successo nell’area di Roma, Cerveteri e Ladispoli, permette di avere un Internet velocissimo ed economico ovunque, anche nelle aree geograficamente più sfavorite.
Per i progetti di wireless mesh networking – così si chiama questa tecnologia - e per l’agricoltura a km zero valgono lo stesso approccio critico al consumo, un principio di solidarietà e la battaglia per lo sviluppo di una economia “verde” e libera da intrecci di potere. Si potrà dire che avere Internet in casa non è come acquistare carote biologiche. Eppure gli omologhi di NOINET all’estero funzionano alla grande e soddisfano pienamente i loro utenti.
Basti pensare a FreedomBox e Commotion in USA e Guifi.net in Spagna. E’ possibile in Italia realizzare una Rete autogestita e a basso costo? Con il progetto NOINET sì. La cooperativa senza scopo di lucro ambisce a costituire un modello esportabile in tutto il Belpaese, alternativo a quello pomposamente annunciato dai boiardi di Stato e finora mai attuato.
Il motto di NOINET è "internet ci appartiene". Ogni utente, che poi è il socio della cooperativa, fruisce ed eroga il servizio, riceve e ritrasmette il segnale e l’unione di questi nodi costituisce una rete di proprietà diffusa all’interno della quale far circolare dati e informazioni ad alta velocità. Dieci megabit in download e in upload, una connessione che sul mercato costerebbe sui 500 euro mensili.


COME FUNZIONA E QUANTO COSTA NOINET

Quando il numero di utenti che vuole accedere al servizio sorpassa la soglia delle cento unità la onlus si mette in moto chiedendo un contributo di iscrizione di 200 euro a persona, restituibili quando si abbandona il gruppo. La somma raccolta permette di identificare una zona in cui è presente la fibra ottica, che è la dorsale (una sorta di autostrada telematica) che trasporta i dati. Subito dopo, attraverso un sistema di antenne il segnale viene condiviso fra i membri di questa cellula, i quali oltre ad avere un accesso velocissimo al web realizzano una rete interna privata – in gergo intranet – dentro la quale lo scambio delle informazioni è ancora più veloce. C’è da pagare solamente una quota mensile di 20 euro, per godere dell’infrastruttura. 
Dal punto di vista ecologico e delle emissioni le reti a maglia che adottano dispositivi wireless hanno antenne da 20-30mW che servono più persone e consumano solo 6W di energia ad apparato; per dare un riferimento, i cellulari che teniamo in tasca vanno da 500 a 1500 mW. Per installare le antenne basta una semplice comunicazione al condominio perché l’installazione è libera e senza vincoli. L’impatto visivo è limitato e notevolmente inferiore ad una normale antenna o parabola. Gli utili derivanti dalla gestione e dai servizi erogati ad esempio alle imprese, potranno essere destinati al potenziamento della rete, alla diminuzione del costo dell’abbonamento nello spirito “più siamo meno paghiamo”, e per sostenere progetti utili a tutta la collettività secondo le decisioni dell’assemblea. E ancora: eventuali plusvalenze saranno indirizzate ad attività socialmente utili come la fornitura gratuita dell’accesso alla banda larga a scuole e biblioteche. Che aspettate? Per altre informazioni: www.noinet.eu


LO SFONDO POLITICO ED ECONOMICO

Un mese prima di diventare segretario del PD Matteo Renzi ha affermato: “E’ fondamentale procedere subito allo scorporo” della rete di Telecom Italia”, e che “indipendentemente da come sarà Telecom, se sarà italiana o spagnola, mi interessa che si facciano gli investimenti sulla rete e in modo rapido”. 
La rapidità non si è vista e il passaggio dalla obsoleta rete in rame a una nuova infrastruttura in fibra ottica ha assunto contorni inquietanti. Il governo ha nicchiato per mesi sull’agenda digitale e ora, costretto dall’Europa a investire 6 miliardi per la diffusione della banda larga, non ha ancora fissato date per lo spegnimento della vecchia rete in rame. 
Purtroppo la questione è strettamente legata alle sorti dei 65 mila dipendenti di Telecom. Il rame oggi è il principale asset di Telecom Italia e la sua morte significherebbe per l’azienda perdere un miliardo di entrate all’anno. L’altro grosso problema è che per uscire dagli ultimi posti europei della connettività non bastano i soldi stanziati e il governo deve coinvolgere gli operatori privati, le litigiose Telecom e Metroweb, in una eventuale società pubblico-privata in grado di guidare questo processo. 
Un’altra tegola caduta sulla testa di Renzi è l’addio di Alessandra Poggiani, numero uno dell'agenzia che ha il compito di digitalizzare l'Italia, a soli otto mesi dal suo incarico, con la conseguenza di ulteriori ritardi della macchina politica. Sempre alla faccia della velocità.
Sembra che a nessuno del governo, tanto lesto nell’usare i social network, importi di aumentare competenze digitali, e-commerce e uso di Internet agli italiani e permettere a tutti di acquistare con un click, scaricare film o serie, ordinare una visita medica online, ricevere i certificati sanitari e pagare il bollo per via telematica.
Questa sospetta sonnolenza è dovuta al nodo politico ed economico da sciogliere. Se si rinforza il settore digitale e si aumenta la qualità della connessione si sfavorisce in tal modo il duopolio Rai-Mediaset. Nell’ultimo ventennio c’è stata la precisa volontà di non incentivare la diffusione della fibra ottica (sulla quale passa anche il segnale tv) per evitare di danneggiare l’attuale assetto dei media e un mercato di tipo oligopolistico unico al mondo. Cambierà qualcosa?